mercoledì 15 luglio 2009

LA FAME È UN PRODOTTO

FAME nasce dove gli interessi economici delle multinazionali incontrano la connivenza dei governi.

fame

FAME è il prodotto più diffuso sulle tavole del Sud del mondo.
Distribuito con puntualità a più di un miliardo di persone, dal Bangladesh alla Sierra Leone, dal Brasile all’Afghanistan, FAME è ideale in qualsiasi momento della giornata.
I suoi ingredienti sono selezionati con cura per NON soddisfare il fabbisogno nutrizionale di grandi e piccini, garantendo il giusto apporto di ingiustizia e violazione di diritti. Nel suo pratico formato, FAME ti accompagnerà ovunque: a casa, al lavoro, a scuola e con gli amici.

fame zimbabwe

Nel nord del mondo, invece, il popolo dei consumatori non conosce questo prodotto, a parte alcune realtà marginali che si cerca in tutti i modi di rendere invisibili. Tutti noi, trasformati dal Dio mercato da cittadini a consumatori, raggiungiamo l’apice della felicità solo se consumiamo il più possibile, senza renderci conto dei danni che provochiamo. Abbiamo continuamente bisogno di questo e di quello, di tutto ciò che ci fanno anche fugacemente vedere, siamo consumatori con gli occhi ancor prima che con la bocca o con le mani o con le orecchie, fagocitiamo tutto con una voracità degna degli squali.

Per quello che concerne il prodotto FAME l'opinione pubblica italiana e occidentale è stata disturbata da qualche titolo di giornale o da qualche immagine in tivù solo per un giorno. Dopodiché, tutto è tornato alla normalità. Che nei casi più alti significa che ciascuno pensa alla crisi sua, si accontenta di «aiutare i poveri a casa loro», e magari si ritaglia qualche momento di solidarietà allungando un euro a un'organizzazione umanitaria. Ma di sicuro c'è anche chi pensa - in piena coerenza con la lettura terrorizzante e terroristica delle migrazioni, che va per la maggiore - che questi morti di fame, loro almeno non avranno la forza di spostarsi dai loro paesi e, quindi, non verranno a bussare alle nostre porte.

Pertanto, non fa scandalo se la Fao, organizzazione Onu per l'alimentazione e l'agricoltura, stima (con una nota del 19 giugno) che gli affamati sono oggi 1 miliardo e 20 milioni, cioè un sesto della popolazione mondiale, e che sono 100 milioni in più rispetto al 2008, per via dell'intrecciarsi, in molti paesi in via di sviluppo, della recessione economica mondiale con gli alti prezzi dei beni alimentari.

E l'Italia? Sta andando in senso opposto e tagliando senza posa i fondi della cooperazione internazionale. Chi ci governa non ha dubbi: che li si aiutino o meno, il cittadino italiano si disinteressa dei morti di fame.

Pe quelli che ancora hanno un po’ di coscienza, state tranquilli, ci ha pensato il G8, che con grande risalto ha dato i suoi frutti agli aiuti per l’Africa: venti miliardi di dollari (pari a circa 14,4 miliardi di euro) , cioè

43 CENTESIMI AL MESE.

È questa la cifra stanziata per ogni africano .

In rapporto ai 920 milioni di abitanti del continente nero, ammesso che quei soldi siano reali e arrivino solo lì, significano 21,7 dollari per ogni africano in tre anni. Cioè, come dicevamo, 5 euro e 18 cent l'anno a persona, quindi 43 centesimi al mese.

g-8_strozzino

Cosa ci viene ripetuto da sempre: che bisogna smettere di regalare ai miserabili un pesce perché è meglio dargli una canna e insegnar loro a pescare? Bene: con quei soldi un africano può comprare, una volta l'anno, si e no un amo e due metri di filo. La canna e i vermi deve procurarseli da sé. Dopodiché, s'intende, gli resterà solo il problema dell'acqua.

1 commento:

Vincenzo Cucinotta ha detto...

Tutto triste e vero: vorrei, anzi pretenderei, di vedere simili denuncie nella stampa a grande diffusione, ma è una pretesa inutile...

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