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sabato 26 luglio 2014

‘LA SIRIA È CON TE, GAZA’

LA SOLIDARIETÀ SIRIANA E IL COMUNE DESIDERIO DI PACE

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Una fiaccolata di solidarietà per Gaza a Aleppo, Siria. Origine: pagina Facebook di Syria Stands with Palestine.

Questo post è stato originariamente pubblicato su SyriaUntold [en, come tutti i link seguenti]
“La Siria è sotto attacco, da Aleppo a Gaza” è uno dei primi slogan dei manifestanti siriani in solidarietà con i palestinesi. “Gaza e Aleppo, gloria e orgoglio”, e “Daraa è con te, Gaza”, sono altri. Dal poeta siro-palestinese Raed Wahash agli attivisti dal cuore di Aleppo, dove le bombe continuano a cadere, si vede come la solidarietà tra siriani e palestinesi è costante.
La lotta palestinese è sempre stata molto presente in Siria, ma fino al 2011 i siriani non sapevano cosa la resistenza fosse davvero.
“Soffrire sotto le bombe che il regime continua a tirarci sopra ci avvicina agli attacchi subiti dalla popolazione di Gaza e all'intera lotta palestinese”, dice uno dei coordinatori della campagna “Syria Stands With Palestine” a SyriaUntold:
“Ci sentiamo vicini più che mai e più uniti, specialmente nel campo della disobbedienza civile e della resistenza pacifica.”

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Un messaggio di solidarietà per Gaza su un edificio distrutto a Daraa, Siria. Il murales dice “Pazienza Gaza, questa è Daraa.” Fonte: Lens of a Young Horani

La decisa vicinanza della società civile siriana con la Palestina si riflette sulla dichiarazione di vari gruppi spontanei, incluso SyriaUntold, come parte della campagna “Syria Stands With Palestine” (La Siria è con la Palestina), “perché il dolore peggiore che un popolo può sopportare è l'indifferenza alla lotta e la violazione dei propri diritti.”
Questo bisogno di solidarietà internazionale è stato sottolineato anche dal blogger Syria Freedom Forever:
“Bisogna anche ricordare a tutti che la liberazione della Palestina può solo essere raggiunta attraverso il ribaltamento dei regimi autoritari nella regione, che sono complici nella sofferenza del popolo palestinese. (…) Questo è il motivo per cui opporsi a qualsiasi rivoluzione popolare nella regione non significa solo tradire la causa dei popoli della Siria, Egitto, Tunisia, Bahrain o qualunque altro, ma anche tradire la causa palestinese e il suo popolo.”
La campagna ha portato con sé anche una valanga di arte e creatività, promosse da The Syrian People Know their Way e dall'organizzazione umanitaria siro-palestinese Jafra, tra le altre. Fotografie, brochure, poster e adesivi sono stati condivisi in gran numero online, riflettendo l'unità delle due lotte.
“One concern” (unica preoccupazione) è il titolo dell'ultimo lavoro dell'artista Khaled Malek, che rappresenta un missile formato dalla combinazione delle bandiere della Siria e della Palestina. Ahmad Jalal, da Kafranbel, ha disegnato due bambini morti, uno siriano e uno palestinese, i cui angeli si tengono per mano.

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Dipinto di Khaled Malek che raffigura un missile formato dalla combinazione delle bandiere palestinese e siriana. Origine: pagina Facebook dell'artista

L'artista Hani Abbas ha raffigurato una madre con un bambino sulle ginocchia, nel campo devastato di Yarmouk, con il messaggio, “Dio protegga la nostra famiglia a Gaza”.
La solidarietà non si limita ad essere espressa solo in rete. Il suo impatto è stato notato anche sul campo. Sit-in e fiaccolate si sono svolte in città come Aleppo, con gli slogan “Aleppo e Gaza, stesso orgoglio”, e “Noi non saremo sconfitti, malgrado i bombardamenti, la distruzione e i proiettili della morte.”
Anche i siriani delle Alture del Golan hanno espresso la loro solidarietà con i palestinesi. Comunque, l'immagine più chiara della resistenza è arrivata dal campo profughi di Yarmouk, dove i siro-palestinesi subiscono l'assedio del regime da oltre un anno ormai. “Il campo di Yarmouk resiste con Gaza contro l'aggressione sionista”, è lo slogan visto su dei cartelli in tutto il campo.
Anche dei  personaggi famosi siriani hanno usato i social media per esprimere la loro solidarietà verso Gaza. Il legale Michel Shammas scrive: “Gaza, vittima dell'aggressione israeliana e dei calcoli sbagliati di Hamas”.
Il poeta Khawla Dunia ha criticato la posizione della comunità araba riguardo alla Palestina. “L'arabismo è una bugia utilizzata dai tiranni”, ha detto su Facebook.
Maher Sharaf al-Din ha messo a confronto la detenzione nelle prigioni israeliane e in quelle di Assad, collegando le due forme di occupazione. “I prigionieri dell'occupazione israeliana sono in sciopero della fame, quelli di Alawite muoiono di fame”.
La solidarietà della Siria per Gaza è l'unione del debole con il debole, dell'oppresso con l'oppresso, di quelli che cercano un mondo di pace creato per la pace, che non è mai stato testimone di pace.

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Una madre col figlio sulle sue ginocchia, nel campo devastato di Yarmouk in Siria, grida “Dio proteggi la nostra famiglia a Gaza”, realizzato dall'artista Hani Abbas. Fonte: pagina Facebook dell'artista.

Questo post è stato precedentemente pubblicato su SyriaUntold.
Fonte

martedì 26 luglio 2011

IL CONSIGLIO DEL CAMALEONTE

“Se ho un consiglio da darti, ti dico: Apri il tuo cuore e soprattutto vai alla scuola del Camaleonte. È un grande maestro. Osservalo bene e vedrai che cosa è il Camaleonte.
Innanzitutto quando prende una direzione, il Camaleonte non devia mai, non cambia mai rotta. Abbi un obbiettivo preciso nella tua vita, e che nulla ti allontani da questo obiettivo.
E cosa fa il Camaleonte? Non gira mai la testa, è il suo occhio che fa roteare. Quando incontrerai un Camaleonte, osservalo e vedrai, è il suo occhio che gira: guarda in alto, guarda in basso... Questo significa: informati, non credere di essere la sola persona che esista sulla terra, c’è tutto l’ambiente attorno a te.
Il Camaleonte quando arriva in un posto prende il colore del luogo. Non è ipocrisia, è innanzitutto tolleranza, e poi saper vivere. Urtarsi gli uni gli altri non serve a nulla, non si è mai costruito nulla litigando. La rissa distrugge, la mutua comprensione è un grande dovere, bisogna sempre cercare di comprendere il nostro prossimo. Se noi esistiamo dobbiamo ammettere che anche lui esiste.
E cosa fa ancora il Camaleonte? Quando alza il piede dondola. Bisogna sapere che i due piedi posti a terra non affondano. In seguito depone gli altri due. Poi si alza e dondola ancora: questo significa prudenza nel cammino.

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E la sua coda è prensile, l’aggancia. Non si sposta così a caso, l’aggancia perché caso mai dovesse affondare davanti, rimanga sospeso. Questo significa assicurarsi le retrovie: non essere imprudente.
Cosa fa il Camaleonte quando vede una preda? Non si precipita, ma lancia la sua lingua, è la lingua che va a cercare la sua preda. Perché non è l’insignificanza della preda che ti assicura che non può farti morire.
Dunque lancia la sua lingua, se questa può riportare la preda, la riporta, tranquillamente... altrimenti ha sempre la possibilità di riprendere la sua lingua e di evitare il peggio.
Vai dunque con calma in tutto quello che fai. Se vuoi costruire qualcosa di duraturo, sii paziente, sii buono, sii vivibile, sii umano.
Ecco quello che il Camaleonte ti insegna. Se attraversi la foresta africana, se incontri un iniziato, ecco, ti racconterà il “paragrafo” del Camaleonte.”
testo del grande intellettuale e studioso dell’oralità africana Hampaté Bah

venerdì 17 giugno 2011

LA MERCIFICAZIONE DELLA MORALE

Dal Festival dell’economia di Trento

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Il sociologo Bauman si è detto preoccupato della nuova tendenza che vede il mercato come canale sostitutivo per il soddisfacimento delle esigenze morali. “Bisogna uscire dal vicolo cieco della crescita senza fine”.

Far leva sulla mercificazione e la commercializzazione dei bisogni morali degli individui per mantenere a galla l'idea di una crescita illimitata dell'economia è una mistificazione della realtà, rischiosa per la sopravvivenza dell'umanità.
È questo, in sintesi, il messaggio lanciato domenica 5 giugno, in chiusura del Festival di economia di Trento, dal pensatore e sociologo polacco Zygmunt Bauman. Durante la sua lectio magistralis all'auditorium S. Chiara, dell'Università di Trento, Bauman ha espresso grandi preoccupazioni sull'attuale tendenza che vede il mercato proporsi quale canale sostitutivo per il soddisfacimento delle esigenze morali.
Una tendenza, questa, sostenuta da ingenti investimenti pubblicitari, ma, soprattutto, dall'attuale scansione della vita lavorativa. Vent'anni fa, ha rilevato l'oratore, il 60% delle famiglie americane si ritrovava la sera per condividere, insieme, momenti relazionali. Ora le cose sono cambiate: solo il 20% ha mantenuto questa tradizione, essendo aumentate le ore di lavoro e sparito il confine che divide i tempi lavorativi dai momenti di vita privata.
Secondo Bauman, questo stato di cose ha generato una cattiva coscienza che le persone cercano ora di mitigare con le proposte del mercato. Più grande è il senso di colpa creato dalla scarsa manifestazione di affetto, più le persone cercano di colmarlo elargendo, ad esempio, regali costosi ai propri cari. Per il pensatore polacco, questa nuova trovata del mercato è pericolosa. Alimenta la corrente di pensiero secondo cui è possibile che l'economia continui a crescere illimitatamente, visto che è illimitata la natura delle esigenze morali che si propone di soddisfare.
Bauman ha smontato quest'ultimo assunto rilevando come sia assurdo basare l'indefinita crescita del Pil sulla vendita di prodotti o servizi che, benché soddisfino bisogni illimitati, dipendono dallo sfruttamento di risorse appartenenti a un ecosistema limitato. Com'è possibile, si è chiesto lo studioso polacco, continuare a credere nell'indefinita crescita della produzione e dei consumi in un mondo dove il picco della produzione mondiale del petrolio è stato raggiunto nel 2006?
Il momento della verità è vicino, dice Bauman, secondo cui, per uscire dal vicolo cieco della crescita senza freno, la società mondiale deve effettivamente abbracciare la via della sostenibilità (economica, sociale e ambientale), pensando amorevolmente alle generazioni future. Da qui l'augurio che avvenga un cambiamento di prospettiva nel sistema di governance mondiale il quale, per rilevare la sfida, dovrebbe cominciare a guardare al lungo periodo, invece di mantenersi in una logica di breve periodo basata sulla necessità di ottenere un consenso politico irresponsabile ed egoista.
L'ospite d'onore dell'ultimo giorno del Festival di Trento si è inoltre augurato che l'avidità smithiana, che ha guidato per anni il pensiero economico occidentale, non continui più a essere considerata come motore della prosperità individuale e collettiva. L'idea secondo cui volere di più per sé genera ricchezza anche per gli altri deve essere sostituita da azioni basate su effettivi rapporti umani, che, di genere, consumano poche risorse e non sono funzionali né alla crescita della produzione né all'aumento dei consumi.
Fortuna Ekutsu Mambulu

lunedì 13 giugno 2011

OGNI LIBRO È UN GRIDO DI LIBERTÀ

Recensione A Mao e a Luva (2010)

Il documentario di Roberto Orazi, senza pietismo e retorica, ci porta nella favela di KCal, autoproclamatosi orgogliosamente "trafficante di libri", che da quindici anni lavora per creare una rete di biblioteche in Brasile, per mostrare anche ai più poveri che un libro può voler dire felicità.


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La schiavitù non è stata abolita: ha semplicemente cambiato nome. E' questo assunto provocatorio, ma anche tristemente vero, che ci introduce al sistema di pensiero di Ricardo Gomes Ferraz, detto KCal, brasiliano di Recife che ha fatto della propria vita una missione, quella di portare nella sua favela i libri, la musica, la cultura, e quindi la libertà. Perché non ci saranno forse più gli schiavi, ma ci sono gli operai sottopagati, non ci saranno i padroni, ma ci sono tiranneggianti capireparto che fanno fortuna alle spalle di chi cerca di sopravvivere con dignità e, dove non c'è modo di conoscere, non c'è nemmeno modo di avere diritti.
KCal ha scoperto la portata rivoluzionaria del sapere a sedici anni, quando, con i suoi primi guadagni, decise di acquistare un libro: A Mao e a Luva appunto, la mano e il guanto. Come i protagonisti della storia di Machado de Assis, KCal capirà quanto sia importante avere un proprio guanto, una direzione da imprimere alla propria vita, da perseguire e difendere con tutte le forze. Quella di questo ragazzo brasiliano, nato nel degrado di una fazenda che non ha mai voluto abbandonare, nonostante le lusinghe della notorietà meritatamente acquisita, è una storia quasi più inverosimile delle favole che racconta ai bambini del quartiere. E invece davvero KCal è riuscito, libro dopo libro, a mettere in piedi una biblioteca, prima itinerante, quando lui stesso, casa per casa, convinceva ragazzini indifferenti e adulti scettici a prendere in prestito un suo libro, e poi stabile, una volta ampliata l'offerta e ottenuto il consenso entusiasta della comunità.
La camera a mano di Roberto Orazi, che ha conosciuto KCal quasi per caso durante le riprese di un documentario sul traffico di organi, ci introduce nell'intimità di una favela che è descritta senza toni retorici o strappalacrime, ma che, attraverso il filtro interpretativo dell'instancabile protagonista, ci trasmette tutta la propria vitalità. Mentre la prima parte della pellicola ripercorre la genesi del progetto della biblioteca, presto viene lasciato spazio alle voci della favela, al racconto di come l'impegno di Ricardo abbia saputo cambiare la vita di tutti, regalando nuove prospettive a chi sembrava condannato al degrado. A noi, che ai libri siamo abituati e che magari li guardiamo con l'indifferenza di chi ha cose più importanti di cui occuparsi, potrà risultare sovrastimato l'entusiasmo con cui questi ragazzini si dedicano alla lettura e alla scrittura. Eppure non si può non essere d'accordo con KCal quando afferma che anche il più povero possiede una ricchezza inestimabile se ha un libro in mano, perché con un libro puoi andare dove vuoi, puoi immaginare l'impossibile e provare a creare un mondo un po' più giusto. A fare da collante tra questi scorci di vita sono le poesie e le canzoni di KCal, fatte di immagini semplici, che celebrano la bellezza e la grazia nascoste in piena vista nelle vite e nei gesti a cui non diamo peso. L'estetica della pellicola sembra voler ricalcare questa filosofia, mostrando con naturalezza e onestà come la povertà possa convivere con l'allegria, e dalla difficoltà possa nascere la speranza.
KCal non è diventato ricco, non ha cambiato le politiche sociali del suo Paese, non ha offerto una casa e un lavoro sicuro a chi non li aveva, ma forse ha fatto qualcosa di ancora più importante: ha dimostrato che un sogno può realizzarsi, può crescere e diventare sempre qualcosa di nuovo, e soprattutto può far nascere altri sogni. KCal ha mostrato a una comunità prostrata, senza possibilità di riscatto, la forza speciale delle parole e il potere che le storie hanno sulla vita, e la pellicola di Orazi ben interpreta questo spirito genuinamente rivoluzionario.
Lucilla Grasselli


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