martedì 27 gennaio 2015

HELL BEHIND THE PICTURE


© Jeff Gusky ‘Birkenau Silhouette’ Auschwitz, Poland 1996


A newly liberated prisoner stands beside a pile of human ashes and bones, Buchenwald, April 1945.


Buchenwald, April 1945


Prisoners at Buchenwald during the camp's liberation by American forces, April 1945.


Prisoners at Buchenwald gaze from behind barbed wire during the camp's liberation by American forces, April 1945.


Prisoners, too emaciated to walk, at Buchenwald during the camp's liberation by American forces, April 1945.


Survivors gaze at photographer Margaret Bourke-White and rescuers from the United States Third Army during the liberation of Buchenwald, April 1945.


Prisoners at Buchenwald display their identification tattoos shortly after camp's liberation by Allied forces, April 1945.


As German officers and Weimar civilians bear witness, after Buchenwald's liberation, to atrocities committed at the camp, a dummy in striped prisoner garb hangs from a gallows Ñ a gruesome demonstration of one of the many public ways that inmates were murdered at the camp.


The dead at Buchenwald, April 1945.

German civilians are forced by American troops to bear witness to Nazi atrocities at Buchenwald concentration camp, mere miles from their own homes, April 1945. 


German civilians are forced by American troops to bear witness to Nazi atrocities at Buchenwald concentration camp, mere miles from their own homes, April 1945.

The remains of an incinerated prisoner inside a Buchenwald cremation oven, April 1945.


Buchenwald, 1945

All images © MARGARET BOURKE-WHITE—TIME & LIFE PICTURES/GETTY IMAGES

lunedì 12 gennaio 2015

ORRORI INFANTILI

Non esiste giustificazione al fatto che una bambina di 10 anni si trasformi, certamente a sua insaputa, in una bomba umana. Non vi è ragione quando a farlo sono uomini e donne maturi, ancora meno quando a diventarlo è una bimba. I macellai che stanno dietro a fatti di questo genere non hanno diritto di esistere. Non scomodiamo ideologie, religioni, principi ed altro. Sono criminali. Punto.

L'utilizzo di bambini, per farne degli insospettabili kamikaze, non è una novità. Nel nostro mondo marcio, già in Afghanistan o in Pakistan sono stati usati da animali simili a quelli nigeriani e forse molti di quelli che oggi gridano all'orrore la cosa l'hanno già dimenticata.In Nigeria, come in quasi tutta l'Africa Sub-Sahariana, i bambini muoiono, ogni giorno a migliaia nella quasi totale indifferenza del resto del pianeta. Muoiono di fame, di stupide malattia e di cose più serie che da noi sarebbero quasi tutte evitabili.


Ma, i bambini sono anche oggetto delle violenze degli adulti. Molti nascono sapendo che la loro vita sarà breve, molto breve. Nascono già segnati dalle violenze, dalle malattie e dal dolore e superare i 5 anni di vita, è già segno di una tempra forte (o di un destino segnato), capace di affrontare una difficile esistenza.

Molti sono costretti, già in fasce, a seguire genitori in fuga. Da guerre e da violenze di ogni genere. A vedere i propri genitori, i propri fratelli o i propri simili morire senza ragioni o a vedere la propria madre stuprata da un gruppo di uomini.
I più fortunati crescono, e diventano essi stessi oggetto delle attenzioni dei grandi. Alcuni rapiti per diventare, già giovani, micidiali armi di morte, altre per diventare schiave sessuali di guerriglieri in perenne movimento. Ma, può andare peggio, come ad esempio essere mutilati per sprezzo della vita umana.
Altri ancora, forse più fortunati, sono condannati al lavoro ed ad una povertà estrema che difficilmente li porterà a diventare adulti.
Le bambine di dieci anni, come quella trasformata in bomba umana, hanno già visto e provato cose che in tutta la nostra esistenza, per fortuna, non incroceremo mai.
Da decenni osserviamo queste cose, per fortuna lontane dalle nostre terre. Esse giungono alla nostra attenzione solo quando servono a confermare altre cose. Probabilmente, senza i fatti di Parigi, perfino l'atroce notizia della bambina nigeriana, avrebbe avuto poco risalto qui da noi.

venerdì 9 gennaio 2015

DOPO PARIGI

A due giorni di distanza dai fatti di Parigi, ho deciso di abbandonare il mio silenzio per dire che la matita deve prevalere sul kalashnikov, la satira sull’intolleranza, la ragione sul cieco fanatismo. L’aberrazione di quanto accaduto non deve però condurci ad una caccia alle streghe. Il dolore non deve trasformarsi in rabbia  contro una religione. Occorre, come sempre, in questi casi distinguere tra professanti una fede e integralisti che hanno perso l’umanità per trasformarsi in bestie feroci.

La maggioritaria comunità islamica moderata deve dare una grande mano,  ponendosi ufficialmente e visivamente dalla parte delle vittime innocenti di questa barbarie, senza sotterfugi  e tentennamenti , in nome della libertà di espressione.  Solo così potrà aiutare ad isolare queste bestie feroci, evitando che la loro caccia si trasformi in una caccia all’Islam, fomentata dai soliti ottusi destrorsi della nostra società occidentale. Evitare uno scontro di civiltà è il primo traguardo da cui partire  per iniziare a comprenderci.

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