mercoledì 26 novembre 2008

Busseto al tempo dei bagni pubblici

Leggevo tempo fa (non mi ricordo più dove) un articolo sugli alberghi diurni di Milano e mi aveva interessato come tutti gli argomenti che riguardano la nostra memoria storica. Mi ricordo che parlava dell’Albergo Diurno Venezia, che era collocato sotto P.za Oberdan ed era una splendida struttura in stile liberty ricca di mosaici, mobili raffinati e porcellane , luogo d’incontro e di ristoro della Milano degli affari.
Sul Web (
http://www.msacerdoti.it/edifici.htm) avevo poi trovato quanto segue:
“Il Diurno Venezia fu costruito nel 1925 sulla base di un progetto presentato dall'ing. Marcello
Troiani nel 1923. La concessione iniziale aveva la durata di 30 anni. Alla fine dei 30 anni l'Albergo è rimasto in proprietà del Comune di Milano, con tutti gli accessori e pertinenze.
Nel progetto erano previste 30 cabine da bagno tra comuni e di lusso, 6 cabine per doccia con spogliatoio, dieci gabinetti da toilette, 2 Wc, un locale per guardaroba e stireria, una buvette, un'agenzia postale, salette per trattative di affari, vendite di
fiori freschi, oggetti di cancelleria, riviste e giornali, un ufficio bancario, un'agenzia commerciale, un parrucchiere per uomo e donna, un manicure, un casellario postale, due cabine telefoniche, scrittoi al centro della sala, un ufficio copisteria a macchina, un deposito piccolo bagaglio, un'agenzia turistica, un deposito di biciclette con custode, gabinetti di decenza, posti per lustrascarpe.
La caldaia per il riscaldamento dell'aria era munito di un camino nascosto in una colonna sulla piazza, affiancata da un'altra colonna decorativa.




Attualmente è ancora in funzione il negozio del barbiere Sig. Ajello mentre gli altri artigiani hanno lasciato i locali nel 1996. Il salone è tuttora visitabile mentre per la visita dei bagni è necessario chiedere il permesso al barbiere. L'umidità provocata dalla pioggia che si infiltra dalla strada sta progressivamente rovinando le pareti, le piastrelle e gli arredi.
In seguito alla demolizione del Diurno Cobianchi in Piazza Duomo che sarà trasformato in Ufficio Informazioni del Comune e Internet Point, il Diurno Venezia rimane l'unica testimonianza a Milano di questo tipo di struttura. I Verdi ne hanno chiesto il restauro integrale.”

Leggendo questa pagina web mi sono tornati alla mente i tempi lontani della mia fanciullezza a Busseto.

Allora la mia famiglia, di modeste condizioni economiche, non aveva certo il privilegio di avere il bagno in casa ( a dire il vero nemmeno fuori). Cosicché quando arrivava il sabato, mia madre metteva sul fuoco alcune pentole d’acqua che, quando questa raggiungeva la giusta temperatura, versava in una specie di tinozza di ferro, dove io venivo strigliato a dovere.
Per i bisogni fisiologici invece, non mancava all’esterno il gabinetto con la classica turca, i fogli di giornale appesi (al posto della attuale carta igienica colorata e profumata) e il freddo dei mesi invernali, quando ti si potevano congelare anche le tonsille.
Divenuto adolescente, era arrivato anche per me il momento di poter finalmente andare, con mio padre, ai bagni pubblici. Questi erano situati nei locali caldaia delle Scuole Elementari, custoditi
da un allegro e vivace mutilato di guerra di nome Gino Gatti, rimasto congelato agli arti inferiori durante l’ultima guerra mondiale, sul fronte russo.
Mi sembrava sempre di scendere in semioscure cantine invase dall’umidità; il vapore caldo che aleggiava in quei locali, il profumo dei saponi, le immagini di quegli esseri umani riuniti per pulire i loro corpi in ambienti che nulla avevano di igienico, almeno per il significato che oggi diamo a questo termine, sono ricordi indimenticabili, specie al confronto alle comodità di oggi. Ma quegli odori di corpi giovani e vecchi misti al profumo dei saponi, spesso da bucato, sotto quella grande cappa di umidità davano l’impressione di un’umana carnalità in comunità.
Ora nelle nostre case abbiamo spesso almeno un bagno privato per ogni componente della famiglia, a volte con doccia o vasca con idromassaggio, insomma abbiamo bagni che assomigliano a saloni di bellezza, un ulteriore spregio di questa nostra società opulenta e sprecona verso quei miliardi di persone che sono costretti a vivere senza le più elementari norme igieniche.

A questo proposito, voglio farvi leggere un articolo di Daniele Parolini (giornalista per 28 anni del Corriere della Sera nella sezione sportiva, in quella scientifica e infine nelle cronache italiane) dal titolo molto significativo:
“Cacando sotto le stelle.”
“State a vedere che in questo mondo esistono ancora il pudore e la discrezione come ai bei tempi andati. Oppure sarà soltanto ipocrisia? Giudicate voi. Sta di fatto che raramente, anzi quasi mai, si parla di un certo problema ecologico e soprattutto sanitario, che riguarda poco meno della metà del genere umano.

Ebbene sì: circa 2 miliardi e mezzo di persone cacano (verbo intransitivo secondo il vocabolario Zingarelli, con la “g” diventa voce dialettale) all’aperto, sotto le stelle, sotto il sole, sotto la pioggia e nel gelo; proprio come l’Homo Sapiens.


Oggi non sono milioni come nell’Ottocento, quando gli inglesi chiamavano Napoli “la Calcutta d’Europa”: quelli che vivono nella merda sono due miliardi e mezzo. Sono milioni purtroppo i morti dovuti a tifo, colera, diarrea, enterite che nascono da questo dilagante inquinamento escrementizio e colpiscono soprattutto i bambini.

Che succederà ora che siamo nel XXI secolo?

Che anche l’Onu ne parla e proclama l’anno del risanamento ambientale?

Succede che su questo gravissimo problema per l’uomo e per la natura si innesta un grande business: quello dell’acqua potabile da depurare e delle toilette.

In certe città africane, l’acqua costa 4-5 volte più della media delle città statunitensi.

Oggi Kinshasa, capitale della Repubblica democratica del Congo, con oltre 10 milioni di abitanti, è priva di un sistema fognario a smaltimento idraulico.

A Nairobi lo slum di Kibera aveva, sino a pochi anni fa, dieci latrine per 40mila persone.

In India solo 17 su 3.700 città e centri minori hanno qualche trattamento degli scarichi prima dello smaltimento finale. In ogni parte del mondo esiste il dramma delle donne che devono aspettare il buio o il mattino presto per i loro bisogni, muovendosi in gruppo per evitare aggressioni, che comunque avvengono ugualmente. Che altro dire? Spero che al ragionier Rossi, il quale ogni giorno prende possesso di uno dei suoi due bagni, anche per leggere tranquillamente il quotidiano locale, sfugga questo articoletto. In ogni caso, però, penserebbe che è solo invenzione, o al massimo, un problema del passato, un passato molto remoto.

E invece è molto, molto attuale e importante per l’ambiente e soprattutto per la dignità umana. Importante magari come il riscaldamento di questo pianeta, dove due miliardi e mezzo di persone non possono fare in pace ciò che la natura comanda. Peggio dei cani.”

dal Giornale di AMANI

(Amani che in kiswahili vuol dire pace è una associazione onlus laica ispirata e fondata tra gli altri dal padre comboniano Renato Kizito Sesana)



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Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice nella miseria.


(Dante, Inferno V)

martedì 25 novembre 2008

Contro lo sfruttamento minorile

Si apre oggi il III° Congresso Mondiale contro lo sfruttamento sessuale commerciale di bambini e adolescenti a Rio de Janeiro (http://www.iiicongressomundial.net/)
Questo Congresso si inserisce nel contesto del movimento globale per i diritti dei bambini ed è frutto dell'impegno coordinato per proteggere i bambini dallo Sfruttamento Sessuale Commerciale.
Ora, dopo più di dieci anni dal primo riconoscimento internazionale di questa forma di sfruttamento, il Terzo Congresso Mondiale riunirà gli esperti, gli enti e le associazioni di spicco di tutto il mondo per riesaminare e rinnovare gli impegni necessari per assicurare ai bambini un mondo libero dallo sfruttamento sessuale.
Tematiche del Terzo Congresso
Il Terzo Congresso si propone di:
· Analizzare i nuovi scambi e dimensioni odierne dello sfruttamento sessuale, identificando approcci e lacune nei contesti legislativi.
· Condividere le esperienze per l’implementazione di piani d’azione congiunti tesi a combattere il mercato del sesso con bambini e adolescenti.
· Sviluppare strategie e obiettivi misurabili che porteranno alla eliminazione dello sfruttamento sessuale.
Con queste aspirazioni in mente il Terzo Congresso si focalizzerà su cinque grandi temi.
1. Forme e nuovo scenario: traffico a scopo di sfruttamento sessuale, sfruttamento di bambini e adolescenti nella prostituzione e turismo, pedofilia e pornografia minorile, crimini on-line e nuove tecnologie.
2. Contesti legali e ostacoli: revisione della legge sullo sfruttamento sessuale di bambini e adolescenti, implementazione del Protocollo Opzionale, impunità e responsabilità, procedure per investigazioni speciali.
3. Piani di azione intersettoriali e integrati: costruzione di politiche pubbliche intersettoriali, cooperazione tra diversi livelli governativi, integrazione con il sistema di giustizia, ruolo delle agenzie di formazione.
4. Iniziative di responsabilità sociale: il mercato e le regole del settore privato, il ruolo di sistemi di finanziamento globale e nuove iniziative di promozione dei diritti, buone pratiche di mercato.
5. Strategie per una cooperazione internazionale: meccanismi multilaterali e regionali per combattere lo sfruttamento sessuale di minori, monitoraggio e valutazione dei progressi previsti dal Congresso Mondiale.


Organizzatori e partners :
·
Governo Brasiliano
·
ECPAT International
·
UNICEF
· GRUPPO DELLE ONG
in difesa della CARTA DEI DIRITTI DEL BAMBINO
I delegati dei governi già iscritti sono 130. Si prevedono oltre 3000 partecipanti.


Il testo è tratto da http://www.ecpat.it/, il sito italiano dell' ECPAT, acronimo che sta per "End Child Prostitution, Pornography and Trafficking", cioé "Porre fine alle prostituzione minorile, alla pedopornografia e alla tratta di minori". L'Ecpat è una rete internazionale di organizzazioni impegnate nella lotta contro ogni forma di sfruttamento sessuale commerciale dei minori ed è tra gli organizzatori del Congresso di Rio de Janeiro.







So bene che questo video è crudo, ma dobbiamo renderci conto che la realtà supera sempre l'immaginazione e quasi sempre in peggio.

Voglio anche riportarvi da http://www.musibrasil.net/ un colloquio di Marzia Coronati con Silvestro Montanaro, giornalista Rai tra i primi a denunciare il fenomeno del turismo sessuale infantile in Brasile, fenomeno che a distanza di anni è in continua crescita, nonostante le denunce.
"Hanno innalzato i muri che circondano i cortili dei locali notturni e assunto buttafuori incaricati di non fare entrare gente sospetta. Stanno cercando di occultare una realtà sempre più evidente costituita da un numero crescente di cacciatori di bambine e bambini, armati di carte di credito, che ogni giorno scendono da voli charter appositamente organizzati per dedicarsi al mercato del sesso e a tutti i suoi corollari, in primis il turismo sessuale e la sua modalità più ignobile: quello infantile.

Silvestro Montanaro così si esprime:
l`Italia detiene uno squallido primato in merito, e il fenomeno sta espandendosi a macchia d’olio . Ma le manovre di occultamento, portate avanti da chi si arricchisce speculando su questo mercato, assomigliano a una coperta troppo corta: in qualche angolo rimane sempre qualcosa di scoperto. E allora ecco che fioccano denunce a una magistratura ancora troppo disinteressata al fenomeno, si avviano inchieste giornalistiche, si girano filmati per testimoniare l`esistenza di un triste e drammatico sottobosco turistico che costringe a una vita di sofferenze migliaia di donne, di bambine e bambini. "
Silvestro Montanaro, giornalista e conduttore del programma Rai “C’era una volta”, il turismo sessuale infantile lo ha guardato negli occhi. Il 19 settembre 2002, in una puntata del suo programma, intitolata “Carne fresca”, ha raccontato la storia di quattro bambine brasiliane vittime del fenomeno attraverso un documentario realizzato a Fortaleza in collaborazione con la regista Barbara Rossi Prudente. E grazie ai suoi frequenti viaggi in Brasile e in altri Paesi del Sud del mondo ove si reca per lavoro continua a seguirne gli sviluppi.
Montanaro, quale era la situazione a Fortaleza ai tempi del suo reportage? E quale quella attuale?
«La situazione era quella di una enorme città, di circa 4 milioni di abitanti, con tanti bambini poveri e piena di espatriati italiani. La caratteristica più vistosa del mercato del sesso locale consisteva in un forte connubio tra spaccio di droga e prostituzione. La città gremiva di locali destinati a questo tipo di risorse. Non era strano vedere che la polizia locale, mal pagata, spesso partecipava a questi mercati, per arrotondare lo stipendio. Ritornando a Fortaleza nel 2004 ho visto che le nostre denunce hanno prodotto delle inchieste, ma il traffico è sempre lo stesso, anzi si sta creando una maggiore disponibilità di carne fresca».


foto di Mario Cipollini

Chi sono i protagonisti del mercato della prostituzione, soprattutto quella minorile, in Brasile?


«L’uso della carne bambina è soprattutto una modalità locale. I primi utenti sono gli stessi brasiliani. Le ragazzine con cui ho parlato hanno alle spalle trascorsi tragici. L’iniziazione a pratiche sessuali violente inizia spesso dalla propria famiglia, da un padre o padrigno snaturato. Per questo motivo si ritrovano moltissime mamme sole, alle volte genitrici solitarie di quattro, cinque bambini ricevuti in donno da altrettanti partner. Dunque il primo luogo di consumo è la famiglia. Riguardo al turismo sessuale, il primo turismo sessuale in Brasile è interstatuale: gli uomini che se lo possono permettere, vanno nel Nordeste a caccia di ragazzine. Né più né meno di quello che fanno tantissimi, di ogni estrazione sociale e provenienza, soprattutto europei (e in particolare italiani e tedeschi), statunitensi e giapponesi. Ho ritrovato la stessa composizione in altre realtà capitali del turismo sessuale, come in Thailandia, in Cambogia e in Birmania. La tragedia vera è che, al di là delle agenzie turistiche complici di questo mercato, che stigmatizziamo e facciamo bene a denunciare, vi è stato, senza che ne avessimo coscienza razionale, un profondo cambiamento delle abitudini. In fondo la ricerca di carne fresca è ormai una consuetudine di milioni di esseri umani. Ma perché non dovrebbe essere altrimenti, quando i modelli culturali imperanti ci raccontano questo tipo di donna-bambina come modello vincente... Quindi se un uomo non può procurarselo in patria, se lo va a cercare in un altro paese fingendo di non capire che la torma di ragazzine che aspettano i turisti negli aeroporti sono attratte solo da quello che hanno in tasca e da quello che rappresentano: una via di fuga da realtà dalle quali sembra impossibile uscire. Questo ormai è un fenomeno terrificantemente collettivo, che va oltre i numeri e le statistiche, spesso compilate in ribasso rispetto alla realtà».



Allora pensa che la globalizzazione dei paesi occidentali abbia un ruolo determinante nell’aumento del turismo sessuale?
«Credo che questa globalizzazione che stiamo vivendo, governata non democraticamente dai grandi centri di potere e da una legge di fondo che è quella del profitto facile, basata sulla ricerca delle aree più deboli, con condizioni salariali fragili, per produrre a prezzi competitivi, reca dentro di sé un profondo disprezzo per le fasce deboli della popolazione mondiale, considerata come merce. In fondo, anche dentro la nostra informazione, nella cultura, nel quotidiano televisivo, il corpo femminile è diventato una merce. La fanciulla vincente dei nostri giorni non è una donna attenta ai propri diritti e al suo futuro, ma è soprattutto una serie di misure, è un mostrare. Chi non riesce a procurarsi questo modello di donna in patria lo cerca altrove, dove la “merce” è disponibile a 20 dollari a notte. La colpa non è della globalizzazione: il grande male è dentro di noi, stiamo cambiando, stiamo perdendo molto».Durante i suoi viaggi lei ha conosciuto bambine e donne vittime del mercato sessuale.



Chi sono queste persone?
«La tragedia è che le bambine che ho conosciuto sono esseri totalmente indifesi. Guadagnano anche dei soldini, ma la competizione sfrenata richiede che queste bimbe che vengono dalle baraccopoli abbiano vestitini, profumi e creme. E ciò consuma quasi tutto il loro reddito. Passato il periodo di vendibilità, queste donne si trovano praticamente sole, con un corpo devastato, spesso malate e senza una lira in tasca. Ricordo la testimonianza della protagonista di un mio documentario, una ragazza brasiliana, Anna, che diceva: “Gli uomini che mi pagano mi fanno schifo, spesso sono volgari, vengono qui per sfogare il loro rancore verso la vita. Ma ogni volta che ne incontro uno disposto a venire con me, ringrazio Dio, perché è pane per i miei figli. Lo sto facendo, lo devo fare perché non ho alternative, ma ogni notte prego Dio di farmi un solo regalo: morire”». Giorno dopo giorno, ora dopo ora, anche se ti anneghi nell’alcol - perché spesso queste ragazze diventano alcoliste - anche se ti rifugi nella droga, il male resta e la coscienza di te stesso scompare. C’è solo coscienza di essere semplicemente una merce. Passare da persona a merce è un passaggio che praticamente coincide con la morte. Quello che spesso non vogliamo capire è che a volte una serie di comportamenti uccide la gente come potrebbe farlo una pallottola. Mentre un gruppo di ragazzi si diverte scambiandosi ragazze e raccontandosi le loro “prodezze sessuali”, contemporaneamente le candele della vita di altre persone si spengono in una lenta agonia. Tu le vedrai sempre felici queste bambine, ma solo perché il turista le vuole così, sorridenti. Ed ecco allora che si trasformano nella merce che il cliente richiede».

foto di Isabel Lima


Secondo lei si fa sufficiente informazione sul tema del turismo sessuale?
«Io dico da tempo che in Italia c’è un grande silenzio. Viene meno il diritto dovere di parlare forte e chiaro. Vedo i mass media rassegnati, accontentandosi spesso e volentieri a comparsate senza coraggio nei talk show. C’è una ipocrisia di massa. Vorrei dire alle tante mogli, alle tante figlie e alle tante fidanzate che vedono partire a Natale i loro uomini, che mi sembra strano che non si siano mai poste l’interrogativo del perché partano da soli».



Quali misure efficaci possono essere prese ai fini di arginare la piaga del turismo sessuale?
«C’è una marea di cose da fare. E vanno fatte in contemporanea, sapendo che alcune hanno tempi lunghi e altre potrebbero essere fatte da subito. Bisogna fare informazione, qui e lì. Si può raccontare alle tante ragazze che fuggono dalla loro realtà immaginando di trovare qui il paradiso, che forse incontreranno soltanto nuove forme di schiavitù. Si può raccontare la verità, senza moralismi. Bisogna dare alternative a queste persone, questo è essenziale. O dai loro alternative o stai mentendo, e menti davanti a un bisogno. Bisogna educarle ad avere cura del proprio corpo, renderle coscienti dei propri diritti, garantire loro forme di tutela legale. Queste ragazze sono stelle solitarie anche se stanno in gruppo. Bisogna insomma intervenire da più punti, sapendo che è complicato ma non impossibile».


Alcuni dati su cui riflettere


Lo Studio del Segretario Generale delle Nazioni Unite sulla violenza sui bambini del 2006, usando anche fonti OMS, stima che 150 milioni di bambine e 73 milioni di bambini sotto i 18 anni abbiano avuto rapporti sessuali forzati o subito altre forme di violenza sessuale e sfruttamento.


Secondo dati dell'ILO, nel 2000 1,8 milioni di bambini venivano sfruttati sessualmente o attraverso la prostituzione o la pornografia.


Secondo dati UNICEF, nel mondo circa 82 milioni di bambine - alcune giovanissime (anche di 10 anni) - si sposeranno prima di raggiungere il diciottesimo anno di età e sono a rischio di violenza fisica e sessuale da parte dei loro mariti adulti.


Nel maggio 2006, il database dell'Interpol sulle immagini di bambini sfruttati conteneva foto di più di 20.000 bambini sfruttati sessualmente per produrre pornografia infantile; la maggioranza di queste erano nuove foto, a dimostrazione di recenti casi di sfruttamento.


«Lo sfruttamento sessuale lascia ai bambini cicatrici psicologiche e, a volte, anche fisiche e riduce le loro speranze di condurre una vita dignitosa» afferma il Direttore generale dell'UNICEF Ann Veneman.


«Nessun paese o regione è immune e non ci sono spettatori innocenti».

mercoledì 12 novembre 2008

In memoria dell' amico


Ho saputo la notizia quasi per caso e mi sembrava una delle solite voci che si diffondono in paese, ma che poi risultano prive di ogni fondamento. Ero incredulo, ma la telefonata che poi ho fatto a casa tua mi ha dato la conferma.
La mia mente rifiutava comunque la realtà.
Solo quando ti ho visto steso dentro la bara nella camera mortuaria mi sono reso conto che con te se ne era andato non solo il mio migliore amico, ma anche una parte di me stesso.
Davanti ai miei occhi, carichi di lacrime si affollano mille immagini nei vari momenti della tua vita in cui hai sempre dimostrato un carattere sanguigno, uno spirito combattivo , una vera integrità intellettuale da vero figlio della campagna, quale tu eri. Nondimeno amavi la buona compagnia, la buona tavola , le serate in allegria e il calcio della tua Inter.
Idee chiare, logiche, senza tentennamenti e senza compromessi sono state la caratteristica del tuo essere e del tuo agire.
Eri scherzosamente soprannominato l’”ebreo” dagli amici del bar per una tua supposta tirchieria, ma io posso dire che eri generoso, non sapevi dire di no, avevi un cuore grande, forse troppo grande ed è stato proprio quello che alla fine ti ha tradito.
Mi ricordo da ragazzo quando alle scuole medie battagliavi con la Mema. Mitiche erano le tue litigate con la prof. per eccellenza, famosa per essere un’ottima insegnante ma con un forte pregiudizio verso chi proveniva dai ceti bassi.

Ebbene tu sei stato l’unico studente , figlio di agricoltori ad essere sempre promosso.
Intelligente e dotato di una rara vivacità mentale, sei riuscito a farti strada nel mondo del lavoro senza tralasciare di portare avanti le tue idee politiche in ambito locale, senza mai vincere alcuna battaglia, ma vincendo la guerra, perché l’evolversi degli eventi ti ha dato ragione.
Mancherai tanto alla tua famiglia, ai tuoi colleghi delle Ferrovie, ai tuoi amici del bar, alla tua squadra di calcio amatoriale e mancherai tanto a me che ti consideravo il fratello che non ho mai avuto.



Ciao Rino.

lunedì 10 novembre 2008

Le lacrime....

Le lacrime degli afroamericani per la vittoria di “uno di loro” appaiono come la pioggia salvifica che cade incessante dopo secoli di siccità.
Gioia e dolore, questi stati d’animo e di corpo che non si possono cancellare dai volti increduli della gente di colore sono la summa di un passato di catene, di buia oppressione, di segregazione e di un presente di riscatto umano, morale e intellettuale.
Tutti loro hanno vinto le grandi battaglie contro l’ignoranza del pregiudizio, contro l’odio del diverso, implicito nel concetto stesso di razza.
Secoli di umiliazioni, deportazioni, schiavitù passano davanti agli occhi.
Le sofferenza di un popolo, progenitore di tutta l’umanità, hanno segnato la storia del vecchio e del nuovo mondo, che ora vedono nel figlio del nostro tempo la risposta più adeguata per cercare di risolvere tutto il caos che l’impero dei pescecani bianchi ha generato.

Gli occhi radiosi e fieri di Ann Nixon Cooper , figlia di uno schiavo, che vede a 106 anni avverarsi un sogno sono la giusta ricompensa ad una vita di lotte e di speranze.
E’ stata la vittoria della speranza sulla paura”
sono le parole uscite dalla sua bocca e non possiamo che essere d’accordo con lei nell’attesa che questa speranza si concretizzi nel cambiamento da una società egoistica, iniqua, autodistruttrice ad una comunità civile, dove ogni uomo possa vivere con assoluta dignità e con totale rispetto.




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E le nostre lacrime oggi sono anche per l’improvvisa morte di Miriam Makeba, la voce dell’Africa dell’apartheid stroncata da un infarto durante un concerto anticamorra e contro il razzismo organizzato a Castelvolturno come segno di sostegno e solidarietà allo scrittore Roberto Saviano.























I bigliettini degli immigrati :«Ciao mama sei il nostro simbolo».


"Ha trascorso su un palco i suoi ultimi momenti, arricchendo i cuori e le vite di altri e ancora una volta a sostegno di una buona causa'' è stato il commento dell'ex presidente sudafricano e Premio Nobel per la pace Nelson Mandela. ''Le sue melodie - ha proseguito Mandela rendendole omaggio - hanno dato voce al dolore dell'esilio che lei ha provato per 31 anni. Allo stesso tempo la sua musica ha ispirato un potente senso di speranza in tutti noi. Era la first lady sudafricana della canzone e merita il titolo di Mamma Africa. Era la madre della nostra lotta e della nostra giovane
nazione ''.









L'apartheid è stato proclamato crimine internazionale da una convenzione delle Nazioni Unite, votata dall'Assemblea Generale nel 1973 e entrata in vigore nel 1976 (International Convention on the Suppression and Punishment of the Crime of Apartheid) ed è stato recentemente inserito nella lista dei crimini contro l'umanità che la Corte Penale Internazionale può perseguire.


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"Libertà vo cercando, ch'è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta."

Dante Alighieri


"La libertà è la misura della maturità di un uomo e di una nazione."

Giovanni Paolo II (Karol Wojtyla)















Dal PIL al BIL

Intervista a Nello De Padova autore, con Roberto Lorusso, del Libro "DePILiamoci"
(Editori Riuniti, 2007)



Dal PIL al BIL. Costruire il Benessere Interno Lordo di Marianna Gualazzi

Il seguente articolo è tratto dalla rivista Consapevole 16.

BIL e PIL: sembra uno sciogli lingua, uno stornello per bambini. Ma dietro a due sigle che si somigliano in tutto, se non nella lettera iniziale, si nasconde un cambiamento profondo nel paradigma economico e sociale in cui siamo immersi.Perché passare dalla cultura del PIL a quella del BIL significa passare dal Prodotto al Benessere, dai numeri alla qualità, dalle merci ai beni, dal “non ho tempo” a “ho tempo”, dalla televisione alla vita reale. E come il Benessere Interno Lordo potrebbe cambiare in meglio le nostre vite ce lo racconta Nello De Padova, che con Roberto Lorusso ha scritto un bel libro sulla decrescita dal titolo DePILiamoci. Liberarsi del PIL superfluo e vivere felici (Editori Riuniti, 2007).


Che cos’è il BIL e che cos’è, invece, il PIL superfluo?

Il BIL, Benessere Interno Lordo, è un termine che ormai si usa in maniera molto diffusa per contrastare l’idea che il Prodotto Interno Lordo sia un misuratore di benessere. Con il concetto di BIL si vuole portare l’attenzione sul fatto che oltre alla ricchezza economica – che sicuramente deriva ed è direttamente collegabile al PIL – ci sono tutte una serie di “ricchezze” che l’uomo ha nel suo vivere e che non vengono assolutamente misurate dal PIL, anzi talvolta la crescita del PIL le fa diminuire. Il Benessere Interno Lordo in realtà non è un indicatore, e probabilmente non lo sarà mai: non è possibile probabilmente contare le cose importanti della vita che il PIL non conta. Il tentativo di costruire un indicatore alternativo al PIL per misurare il benessere nelle complesse e opulente società occidentali, probabilmente non si realizzerà mai. Qualcuno cui ha provato. In Buthan, ad esempio, stanno misurando la felicità attraverso l’Happiness Gross Index – l’Indice della Felicità Lorda: anche in questo caso però, si cerca di ridurre tutto ad un numero, e questo forse è proprio l’errore:


la complessità della vita umana non si può ridurre a un numero.

Come si può passare dalla cultura del PIL a quella del BIL? Quali sono le azioni quotidiane che fanno aumentare il BIL?

Sono tutte azioni molto semplici da mettere in pratica, e restituiscono all’uomo una dimensione che l’attuale sistema non rende più possibile: una dimensione diversa da quella economica. Noi riteniamo che il miglior modo per andare verso il benessere e per eliminare il PIL superfluo sia ridurre la centralità del sistema economico e mercantile all’interno del vivere umano, riscoprendo che esistono tutta una varietà di cose che possiamo e dobbiamo re-imparare a fare, senza doverle comprare. Il sistema del PIL punta necessariamente all’isolamento dei singoli, perché solo in questa maniera si è costretti ad avere bisogno di comprare qualsiasi cosa: se io non so che il mio vicino di casa ha l’hobby per la falegnameria, non potrò mai rivolgermi a lui per riparare il mio tavolo e dovrò comprare questo servizio da qualcun altro. Se io non so che al piano di sopra c’è una persona sola, non troppo anziana, che sarebbe felice di avere un po’ di compagnia e che potrebbe occuparsi di mio figlio quando io non posso farlo, sarò costretto a rivolgermi al mercato e ad acquistare il servizio di una baby sitter. La riscoperta della comunità – comunità significa con dono, dal latino cum munus – è il modo per ridurre la nostra schiavitù dal sistema di mercato.

Quindi sono le scelte che ognuno di noi fa singolarmente che possono favorire questo passaggio culturale: ovvero il cambiamento dipende da ognuno di noi?

Dipende assolutamente da ognuno di noi. Certo, possono contribuire a migliorare questa situazione anche il sistema delle imprese, lo stesso sistema di mercato e il sistema della governance, della politica e dell’amministrazione.
È chiaro che se un’amministrazione comunale genera momenti di convivialità fra le persone e quindi cerca di organizzare eventi in cui la gente possa tornare ad occupare le piazze e a scambiarsi idee, sta compiendo delle azioni per riconquistare quegli spazi che il mercato, per sua natura, cerca di ridurre. Alla stessa stregua, alcune imprese stanno imparando che il consumatore desidera prodotti riutilizzabili, prodotti riparabili, prodotti che hanno una vita lunga, piuttosto che prodotti usa e getta e prodotti spazzatura che il sistema, ancora una volta, ci induce ad acquistare: si tratta di produttori illuminati, che vanno nella direzione della decrescita.

Nel libro c’è scritto che il vero povero è colui che non sa produrre nulla autonomamente. Qual è il peso dell’autoproduzione all’interno del paradigma della decrescita?

Noi non diciamo che bisogna abolire il mercato: il mercato deve continuare ad esistere perché non è pensabile che uno si auto-produca un pc, per intenderci. Ci sono alcune parti dell’attività umana che necessitano di essere organizzate in impianti appositamente predisposti. Però deve tornare ad esserci ampio spazio per altri due tipi di economia, oltre a quella di mercato: quella dell’autoproduzione e quella del dono.L’autoproduzione significa non solo – come dice giustamente Pallante – farsi lo yogurt in casa, ma soprattutto avere meno bisogno di tutta una serie di servizi, che sono l’ultima frontiera della mercificazione. Il sistema mercantile ha mercificato qualsiasi produzione: non è più pensabile prodursi il pane, ma neanche i biscotti, la pasta. Non è più neppure possibile fare da sé la manutenzione delle cose che compriamo: prima, quando compravo l’automobile, c’era un libretto di istruzioni che mi diceva come sostituirmi una quantità di pezzi; adesso quello che mi dice il produttore è che quando si accende una certa lucetta devo portare la macchina dal concessionario, quindi non posso neanche pensare di autoprodurmi la manutenzione della mia automobile.Dopo avere mercificato tutto ciò, il sistema di mercato mercifica anche i servizi, specialmente i servizi cosiddetti “di cura”: le attività che si fanno verso i propri figli, verso i propri parenti malati e verso i vicini di casa. Purtroppo i nostri governanti ci dicono che il massimo della liberazione umana è quella di potere avere asili infantili aperti dalla mattina dalle 7 di mattina alle 7 di sera, per dare ai genitori la “libertà”: ci dicono di andare a lavorare a qualsiasi ora. L’asilo infantile serve sicuramente, ma non bisogna fare in modo che incrementi il tempo in cui il bambino sta all’asilo, bisogna trovare il modo di incrementare il tempo in cui i genitori possono stare con i loro figli, con delle tecniche completamente opposte rispetto a quelle che il mercato ci impone.


Il mercato ci vuole soltanto produttori di reddito con il quale acquistare merci. L’altro tipo di economia che noi proponiamo e che riprendiamo anche in questo caso dal passato e dalla tradizione – specialmente quella dei nostri piccoli paesi – è l’economia del dono, cioè quell’economia che fa sì che ciascuno realizzi delle attività non direttamente per qualcuno o per avere in cambio qualche cosa, ma per la comunità in cui vive. È un po’ quello che era il sano volontariato di una volta – non quello mercificato che negli ultimi decenni ha trasformato il volontariato nel terzo settore. Il Movimento della Decrescita Felice vuole semplicemente che l’economia del dono e l’economia dell’autoproduzione possano ricominciare ad avere degli spazi in un sistema in cui l’economia di mercato ha inglobato qualsiasi attività.



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"Chi crede che una crescita esponenziale possa continuare all’infinito in un mondo finito è un folle, oppure un economista."


Kenneth Ewert Boulding
(Liverpool, 18 gennaio 1910 – Boulder, 18 marzo 1993) pacifista, economista e poeta

Desmond Tutu


Il premio Nobel per la pace Desmond Tutu (http://it.wikipedia.org/wiki/Desmond_Tutu) ha scritto al ministro per l’Economia più di un mese fa invitandolo a riconsiderare i tagli, ma non ha avuto riscontri, così ha reso pubblica la missiva.


"Gentile ministro Tremonti, le scrivo per esprimere la mia preoccupazione riguardo ai tagli alla cooperazione italiana attualmente in esame nel suo Paese e per invitarla a fare quanto in suo potere per prevenire una riduzione degli aiuti che può fare la differenza tra la vita e la morte nei Paesi poveri.
Essendo impegnato in prima linea sul fronte dei diritti umani e dello sviluppo, mi rivolgo a lei nella speranza che possa far sì che l’Italia eviti di far ricadere sui poveri del mondo le conseguenze della crisi finanziaria che i Paesi ricchi stanno vivendo in questo periodo. Il G8 del prossimo anno rappresenta per l’Italia un’occasione per mostrare la sua leadership sul tema della riduzione della povertà, occasione che verrebbe compromessa qualora i tagli alla cooperazione italiana diventassero una realtà. In tal caso, l’Italia perderebbe la sua chance di convincere gli altri Paesi ricchi a mantenere le loro promesse e a fare la differenza per milioni di persone che vivono ancora in una situazione di degradante povertà. In passato l’Italia ha fatto la differenza in molti Paesi, fornendo aiuti che hanno consentito a più bambini di andare a scuola, a meno donne di morire di parto e a molti Paesi poveri di ridurre le cause della propria indigenza. In Mozambico, Paese al quale l’Italia ha donato più di 20 milioni di euro, il Governo è stato capace di investire questi soldi nel campo della salute e dell’istruzione, sollevando molte persone da una situazione di povertà. L’aiuto italiano ha permesso a Governi come quello del Mozambico di pianificare una strategia che permettesse realisticamente di raggiungere gli Obiettivi del Millennio (riduzione della mortalità infantile, del numero di donne che muoiono durante la gravidanza o per parto). Ma miglioramenti in Paesi come il Mozambico dipendono dall’assistenza che proviene dai Paesi ricchi e un taglio a questo sostegno finanziario farà deragliare i progressi sinora registrati. Come lei sa, io vengo dal Sudafrica e vengo quotidianamente a contatto con la realtà di persone che lottano per vivere con dignità pur senza riuscire a soddisfare le proprie necessità primarie. Bambini senz’acqua potabile. Madri che guardano i loro figli morire perché non possono permettersi di acquistare neanche le medicine più essenziali. E bambini che possono solamente sognare di andare a scuola. Ma ho anche visto persone che lavorano duramente per uscire da una situazione di povertà, genitori che rinunciano a esserlo per mandare le loro figlie a scuola, persone che lavorano duramente in condizioni difficili per guadagnare abbastanza e garantire così la sussistenza della loro famiglia. La esorto caldamente a considerare la differenza che l’Italia può fare per questa gente. Sono persone che non vogliono dipendere dagli aiuti di altri Paesi per sempre, ma che hanno bisogno di questi fondi ora per investirli in cure mediche e nell’istruzione, in modo da riuscire a interrompere il ciclo della povertà. Mi sento solidale con queste persone e la esorto a riconsiderare i tagli alla cooperazione italiana. Lei ha il potere di riportare l’Italia a onorare gli impegni presi, assumendo un ruolo di guida e incoraggiando gli altri Paesi ricchi a fare la loro parte. Il prossimo anno gli occhi del mondo saranno puntati sull’Italia e lei ha l’occasione di fare in modo che il mondo sia ispirato, piuttosto che deluso, dalla sua leadership. Spero che lei sia consapevole del suo grande potere e che possa usarlo per il bene di tutti. Ha il dovere di mantenere il tema della riduzione della povertà al centro del G8 e di salvare la credibilità dell’Italia mantenendo la parola data sull’aumento degli aiuti. Il mondo sarà con lei se vorrà farlo."


Desmond Tutu

sabato 8 novembre 2008

Ricetta culinaria


"LE CAFONATE"


TACCHINO IN SALSA DI CIOCCOLATO


Ingredienti:



  • 1 tacchino bello grande adatto per fargli la festa

  • 1 kg. di cioccolato nero fondente

  • 2 lt. di latte intero di capra

  • 1 lt. di spremuta di limone verde

  • 250 gr. di pepe nero

  • 100 gr. di pepe rosa

  • 1 piccolo bulbo d'aglio

  • piccoli pezzi di zenzero verde fresco

  • 4 baccelli di cardamomo

  • 4 chiodi di garofano

  • 2 barrette piccole di cannella

  • 1 cucchiaio di semi di cumino

  • coriandolo

  • noce moscata

  • verdure dell'orto

  • sale q.b.
( se non trovate tutte le spezie elencate, andate in uno di quei negozi etnici e acquistate 3 bustine di "Pilau mix")

Preparazione:

spennare il tacchino badando bene di toglierli tutti quegli artefatti piumaggi di cui si è dotato.
Svuotarlo di tutte le viscere nauseabonde ( potete lasciargli il cervellino perchè quando sarà cotto si spera non dia più fastidio).
Versare il litro di limone in una pentola e immergervi il tacchino per sgrassarlo ben bene delle tante impurità, disinfettandolo fino a fargli perdere la lampadatura per portarlo al colorito primario, bianco funereo.
Asciugarlo con un asciugapiatti color rosso fuoco e immergerlo in un'altra pentola, in cui avrete preventivamente scaldato i 2 litri di latte e portarlo ad ebollizione.
Dopo 5 minuti toglietelo dal fuoco. A questo punto la pelle e la carne del vostro tacchino avranno perso quel raggrinzimento incartapecorito tipico dei tacchini egocentrici, altezzosi e arroganti.
Ora frullare le verdure dell'orto per farne un bolo da inserire nelle terga del gallinaceo.
Dopo averlo ben insaporito con tutte le spezie di origine africana e indonesiana, passarlo al forno per circa 3 h. a 180°.
Nel frattempo fare sciogliere il cioccolato e, quando il tacchino sarà ben dorato, versarglielo sopra fino a ricoprirlo interamente.



Servire a tavola ad una onorevole rappresentanza dello stupidario italiano al grido di




OH BAMA! OH BAMA!







Buona digestione

Il giorno del "Mondo di Obama"

4 novembre 2008

In Italia è la festa della vittoria della prima grande guerra e la destra si appresta a celebrare sfarzosamente l'esercito anche con la più prevedibile retorica degli spot pubblicitari.
Il 4 novembre di quest'anno sarà però ricordato come la data in cui qualcosa nel mondo intero è cambiato. Dico nel mondo intero, perchè ciò che è successo negli States avrà ripercussioni su tutti noi.
Il popolo americano, nonostante i gufi sperassero nell'effetto Bradley (http://it.wikipedia.org/wiki/Effetto_Bradley), ha scelto di dare fiducia all' uomo che meglio rappresenta l'America e il mondo stesso di oggi, in piena globalizzazione.
Gli afroamericani e gli ispanici che nelle elezioni passate in pochi avevano partecipato al voto, perchè non si sentivano rappresentati dalla razza bianca con le sue false promesse, ora hanno visto avverarsi il sogno di Martin Luter King. Un meticcio, sposato con un'afroamericana è uno di loro e quindi sono accorsi in massa ad iscriversi alle liste elettorali per poter dare il loro appoggio ad uno di loro.
Nel discorso d'accettazione alla convention democratica di Denver ha così descritto il suo popolo:
"L'America ha l'esercito più potente del mondo, ma non è questo che ci rende forti. L'America è une delle nazioni con il reddito pro-capite più alto della Terra, ma non è questo che ci rende ricchi. L'America ha le università più invidate al mondo, ma non è questo che ci rende colti. Quel che ci rende forti è ciò che ha spinto e spinge decine di milioni di migranti ad attraversare gli oceani e ad approdare nel nostro Paese per cercare di realizzare la loro felicità; quel che ci rende colti è ciò che spinse le donne a lottare per afferrare la prima scheda elettorale; quel che rende ricchi è la presenza di così tante etnie e la lotta per l'eguaglianza dei diritti civili che loro hanno combattuto. Tutto questo, si chiama lo spirito americano, ed è lo spirito americano ciò che ci rende forti, ricchi e colti. .....
Ho fratelli, sorelle, zii e cugini di ogni razza e colore, sparsi su tre continenti, e finché avrò vita, non dimenticherò mai che in nessun altro Paese della terra sarebbe possibile una storia come la mia. Non è la storia di un classico candidato. Ma ha impresso nel mio patrimonio genetico l'idea che questa nazione è più della somma delle sue parti, che siamo molte persone ma un unico popolo".



La fusione tra persone diverse aspira a rafforzare l'identità nazionale.



Quale splendido sogno sarebbe per tutta l'umanità!!



Obama (http://www.barackobama.com/index.php) è diventato, a torto o a ragione, l'incarnazione delle classi oppresse, dell'america multirazziale e multiculturale, di una società che, pur essendo pervasa da tante razze e lingue e ideologie, è pur sempre consapevole di essere portatrice di una sola verità, quella dell'uguaglianza di tutti gli uomini, di Jeffersoniana memoria.
E qui devo dare atto che gli Americani, spesso considerati sciocchi e intelligenti, pacifisti e guerrafondai, vittime e carnefici, hanno dato prova, ancora una volta,di riconoscere i loro errori e di ridare voce alla strada in nome della democrazia.
Quello che meraviglia è la stragrande maggioranza di voti per Obama; evidentemente anche buona parte della middle class e degli workermans bianchi, ridotti sul lastrico dalla dissennata politica economica di Bush, hanno capito che occorreva cambiare ed hanno condannato il partito repubblicano.
La vittoria di Obama, ma anche solo la sua candidatura insieme a quella della Palin (nonostante tutte le riserve sulla sua figura) in campo avverso, sono il risultato di una lotta iniziata quarant'anni fa. Come afferma Vittorio Zucconi "... entrambi sono figli del deprecato Sessantotto, prodotti di una rivolta senza la quale nè una donna nè un uomo di colore oggi avrebbero potuto contendersi il massimo ufficio della nazione."
Tutti si aspettano quasi la rivoluzione culturale e sociale da questo nuovo Presidente "nero" degli States. Ma la rivoluzione culturale e sociale è già stata fatta dagli elettori nel momento in cui hanno scelto un uomo intelligente, laureato ad Harward, con una eloquenza chiara e riflessiva, dotato di carisma e carattere, senza scheletri nell'armadio.
E' la vittoria degli oppressi, degli esclusi, di chi è morto in difesa del diritto di uguaglianza, di chi ora ha aperto gli occhi e si riconosce nel dovere di cambiare, non solo la dirigenza della nazione, ma la società stessa e il suo modo di vivere.



Bush, con la sua "salvaguardia del nostro stile di vita" a tutti i costi, è riuscito, grazie alla sua ignavia e alla sua intansigente ostinazione conservatrice, a macchiare la bandiera della democrazia americana con l'atrocità di due guerre, con le false prove sull'Irak, con la vergogna di Guantanamo, con le enormi carenze strutturali rivelatesi a seguito dell'uragano Katrina a New Orleans ed infine con la più grave e caotica crisi economica dopo quella del '29.
Ora Obama non sarà certo il Messia, non farà miracoli, ma certamente sarà un Presidente con il carattere e la volontà di riprendere la diritta via che era smarrita, per una società più equa.





E in Italia cosa è successo?


Durante la campagna elettorale americana abbiamo dovuto subire le manifestazioni e le dichiarazioni ipocrite di tanti personaggi politici. Quando il vento tira forte da una parte, quando i sondaggi (tanto acclamati da noi) danno per super favorito un candidato, molti saltano, per convenienza, sul carro del presunto vincitore. La cosa che fa strabilia (o forse no?) è che anche alcuni noti esponenti ex-fascisti della destra al governo hanno espresso le loro simpatie per il democratico Obama.

Alcuni membri di AN hanno aperto pure un sito web pro-Obama. E alla notte organizzata a Roma all'Hotel Excelsior dall'Ambasciata USA per l'election day erano presenti senatori e deputati PDL, gia dimentichi della love story tra Bush e Berlusconi. Il nostro ministro degli esteri Frattini ha trovato addirittura che Berlusconi e Obama hanno molti tratti in comune.

E Berlusconi, amico fraterno di Bush, da lui definito "il Presidente che è già passato alla Storia", dopo essere rimasto in assoluto silenzio durante la campagna elettorale, ha fatto sentire la sua voce congratulandosi con il vincitore, aggiungendo poi che, quando potrà abbracciarlo, gli darà saggi consigli (vista la sua risaputa esperienza di statista) definendolo inoltre "giovane, bello e abbronzato".


Ma quanta miseria umana abbiamo in casa nostra!.


Provo un senso di disgusto e di vergogna di fronte a tanta pochezza di spirito e di intelletto e mi chiedo se questo davvero può rappresentare il popolo italiano.

Siamo proprio ridotti così male?

Testimonianza


"Sono di ritorno da Siena ed ho appena ascoltato le parole grevi del plumbeo presidente B. Con il volto liftatto, i capelli da trapianto, la coscienza da strapazzo ha dichiarato: “Noi appoggiamo Obama come abbiamo appoggiato Bush”! Due presidenti diversi, con due programmi opposti, con orientamenti sideralmente lontani dalle sue ossessioni (almeno su alcuni temi, come L’Iraq e le centrali nucleari e la politica fiscale…), trovano allegramente il suo consenso.Non so se dalla Francia dell’ottocento Victor Hugo già pensava al Berlusca quando scriveva che “C’è chi pagherebbe per vendersi”… Di sicuro ci pensava il mio conterraneo Ennio Flaiano quando ebbe a sentenziare che “Gli italiani sono sempre pronti a correre in soccorso dei vincitori”!L’America fa festa ed io mi associo alla loro gioia, ma con il lutto al braccio….! "


(don aldo antonelli)




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( fotografia di Robson Oliveira)





"Potranno tagliare tutti i fiori, ma non fermeranno mai la primavera"




Pablo Neruda

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