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lunedì 12 settembre 2011

ROGHI

Il fine della filologia è la Storia
Friedrich Schlegel

Le storie non sono che asce di guerra da disseppellire
Wu Ming

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“Si vuole decidere a ritrattare le sue idee diaboliche? Si ostina a difendere queste teorie in odore d’eresia? La sua testardaggine le costerà la condanna e poi il rogo”, disse l’inquisitore.
Dopo aver abbracciato con lo sguardo la sala del processo, l’imputato rispose: “Mettetevi pure il cuore in pace, io non ritratterò mai. Non posso lasciare che il progresso della scienza rimanga nelle mani di quattro pretuncoli da strapazzo”.
La dichiarazione venne accolta con orrore dai prelati raccolti in aula.
Fu il cardinal Zapponi in persona ad alzarsi per rispondere a quel misero scienziato dall’aspetto dimesso che aveva osato ingiuriare il Sant’Uffizio.
“Lei, essere assolutamente spregevole e fuori dalla grazia di Dio, avrebbe potuto raggiungere la salvezza facendo atto di sottomissione. Ora è il rogo ad attenderla, non le saranno somministrate confessione ed eucarestia. Data la sua fama, seppur con ribrezzo, mi vedo costretto a concederle l’ultima possibilità di abiurare le tesi sciagurate che il demonio in persona ha instillato nella sua mente peccatrice”.
L’uomo si alzò di scatto e la sua risposta all’offerta del cardinale esplose nella sala con un boato.
“Il giorno in cui rinuncerò alla scienza in favore della vostra metafisica da quattro soldi io non mi chiamerò più Galileo Galileo. Torturatemi, uccidetemi, perseguitate pure i miei cari: arriverà il giorno in cui sarete voi ad ardere sulle pire, il vostro oscurantismo non durerà in eterno”.
Pietro Nicolai, addetto al torchio della stamperia di messer Rizzoli, era riuscito ad intrufolarsi nella sala per assistere al processo ed era rimasto folgorato dall’ardore col quale lo scienziato aveva fronteggiato i propri accusatori.
Sperava anche lui un giorno di padroneggiare una dottrina così vasta e di poter difendere in egual modo le teorie partorite dai suoi studi.
Da tempo, infatti, durante il lavoro all’officina, Pietro non si limitava alla manutenzione del torchio: le opere che Rizzoli stampava, prevalentemente trattatistica scientifica, avevano fatto sorgere in lui dubbi sulle nozioni che il religiosissimo padre gli aveva impartito e lo avevano catapultato in un mondo fatto di esperimenti e prove empiriche.
Mentre correva verso casa per fissare su carta le frasi più significative pronunciate da Galilei, Pietro incontrò Ercolino Panfili, suo collega alla stamperia, nonché compagno di bevute e notti indimenticabili.
Ercole stava per dire qualcosa all’amico, ma Pietro non resistette, prese il compagno e lo portò all’osteria del Cervo Gaudente per raccontargli ciò a cui aveva assistito.
Davanti a due boccali colmi di birra Pietro raccontò dell’indignazione dei cardinali e del sorriso beffardo di Galileo, della condanna a morte inflitta dall’Inquisizione e del contegno col quale lo scienziato aveva accolto il verdetto.
La narrazione concitata di Pietro aveva finito per coinvolgere un elevato numero di clienti i quali non esitavano a offrirgli da bere in cambio di nuove succose rivelazioni riguardanti il processo.
Tra coloro che incitavano Pietro, i giocatori di carte e un piccolo gruppo di ubriaconi intento ad ammirare le grazie della giovane cameriera, una persona dall’aria circospetta e poco raccomandabile, assolutamente fuori luogo in quell’osteria, colpì subito l’attenzione di Ercolino il quale si ricordò prontamente la ragione per cui si era messo alla ricerca dell’amico.
Messer Rizzoli in persona gli aveva affidato questo incarico.
Dopo la sentenza del processo gli esponenti maggiori dell’Inquisizione avevano percepito la pericolosità che avrebbe comportato uccidere un uomo di scienza come Galileo.
L’intera comunità degli studiosi si sarebbe levata per difendere il suo più illustre esponente e non avrebbe tardato a smentire per ritorsione tutte le leggende e le favole raccontate dalla Chiesa per ammansire il popolino ignorante.
Con lettera d’incarico firmata direttamente da Sua Santità, compito dell’officina Rizzoli era quello di stampare un libretto in cui veniva offerta una versione dei fatti meno dannosa per l’immagine della Chiesa.
Ercolino doveva riportare Pietro a casa, l’indomani sarebbero iniziati i lavoro di compilazione che avrebbero dato origine al libello commissionato dal Papa, ma soprattutto doveva allontanare l’amico dalla vista dell’uomo misterioso, il quale sembrava eccessivamente interessato al racconto del compagno.
Imboccata la strada di casa, Ercolino cominciò a spiegare all’amico il lavoro che li avrebbe tenuti impegnati nei giorni seguenti: nel libro che dovevano stampare la caustica invettiva del Galilei doveva essere rimpiazzata con la sua abiura, l’umile ritorno in seno alla madre Chiesa e l’accettazione dell’infallibilità papale.
Pietro era profondamente contrariato, se solo fosse stato un po’ meno brillo avrebbe protestato con forza e si sarebbe certamente rifiutato di rendersi complice di un’azione simile.
Ercolino non tardò molto a raggiungere la casa dell’amico e quest’ultimo, appena toccate le lenzuola, si addormentò all’istante.
Il mattino seguente, al momento del risveglio, Pietro percepì nella propria stanza la presenza di un estraneo. Il tentativo di alzarsi dal letto per fronteggiarlo corpo a corpo fu vano poiché si ritrovò inchiodato al materasso con gambe e braccia legate tra loro.
L’ospite indesiderato riuscì a stento a trattenere un sorriso e, concesso a Pietro qualche minuto per uscire completamente dal sonno, cominciò un lungo monologo che non mancò di stupire l’unico membro del suo uditorio.
“Pietro Nicolai, figlio di Francesco Nicolai, il compito che dovrai sopportare sarà arduo e pericoloso. L’eventualità che tu possa rifiutarlo non esiste quindi ascolta bene quanto ti dirò. L’altra sera ero presente al Cervo Gaudente e ho seguito con enorme interesse il tuo racconto”.
Pietro si ricordò di quello strano individuo e dello spavento che la sua vista aveva provocato in Ercolino.
“Il tuo amico Ercolino, persona buona e degna, deve avermi scambiato per uno sgherro del cardinal Zapponi. Non riuscirei a spiegare in altro modo la vostra repentina dipartita. Ti sembrerà strano ma il tuo amico non poteva avere un’intuizione più sbagliata” continuò l’estraneo.
Sempre più confuso, Pietro non poté che fare cenno di continuare.
“Sono membro di una società segreta. Non posso dirti di più. Ti basti sapere che il nostro sogno è quello di porre termine alle ingerenze della Chiesa nelle faccende umane e di tornare a uno stato di comunione totale con quella Natura che il cristianesimo ufficiale ha sempre guardato con sospetto e condannato. Sappiamo che hai udito la difesa di Galileo e che allo stesso tempo dovrai redigere un’opera in cui dovrai negare ciò che hai visto”.
Pietro cominciava a sentirsi a disagio, lo straniero sembrava conoscere un po’ troppe cose della sua vita privata.
L’intruso continuò: “Sono certo che ti stai chiedendo come faccio a sapere tutto ciò. Vedi, la nostra organizzazione è diffusa capillarmente in tutto il mondo conosciuto, abbiamo informatori in ogni regno e corte, la notizia della morte del più umile straccione di Tangeri può essere riportata al signore di Oslo in poco più di una giornata. È proprio per questo motivo che siamo a conoscenza del piano del Papa per sovvertire la valenza simbolica del processo a Galileo”.
Dopo una piccola pausa in cui fu permesso a Pietro di bere un po’ d’acqua, il misterioso intruso riprese il discorso.
“Tu non puoi saperlo, ma Galileo è stato giustiziato questa stessa notte. La Chiesa non poteva permettersi che un avversario così pericoloso restasse in vita a lungo. Il Papa ha deciso di sostituire lo scienziato con un sosia che si ritirerà presso la villa di Galilei ad Arcetri; questo, per evitare sospetti e cercando di imitarne lo stile, manterrà da lì una corrispondenza epistolare con parenti ed amici dello studioso per diversi anni fino a quando verrà deciso di concedergli un’onorata quanto fittizia morte naturale. Nel frattempo, grazie alla pubblicazione di numerosissime copie del libello voluto dal Papa, verrà sbandierata ovunque la sua abiura e la potenza della Chiesa diverrà ancora più salda e duratura”.
Pietro rimase scioccato dal racconto dell’estraneo, pur non essendogli ancora chiara la ragione per cui lo sconosciuto si fosse rivolto proprio a lui.
Ancora una volta lo straniero sembrò possedere la capacità di leggergli nel pensiero e lo anticipò: “In base al tuo resoconto di ieri sera i membri più anziani della Società hanno redatto una versione della difesa di Galileo molto vicina a quella reale. Il tuo compito è quello di inserire il foglio che ti darò in almeno un decimo delle copie del libretto papale che stamperete. Le stampe alterate verranno diffuse poi per le biblioteche di tutta Europa, in modo tale che nel corso dei secoli non vengano dimenticati l’atto eroico di Galileo e la vile manipolazione della Chiesa. Questa è la soluzione migliore. Atti più eclatanti non sarebbero altrettanto validi nel lungo periodo. Abbiamo scelto te perché sappiamo che accetterai il compito senza la necessità di ricorrere a minacce corporali”.
Pietro ripensò a tutta la storia e se solo non avesse visto coi propri occhi lo sguardo ferino dello scienziato al momento della lettura del verdetto, avrebbe pensato che quanto aveva appena udito riguardava la trama di un romanzo complicatissimo, piuttosto che una vicenda reale di cui egli stesso era uno dei protagonisti principali.
Così come lo straniero aveva previsto, Pietro accettò la missione.
Un attimo prima che lo sconosciuto se ne andasse, Pietro riuscì porgergli una domanda: “Dimmi almeno il tuo nome straniero; non temere, se dovessi venire scoperto, non ti tradirei mai.”
L’individuo misterioso voltò leggermente il capo e rispose: “Qualcuno mi chiama Luther Blitzkrieg, se hai proprio bisogno di un nome usa quello”.
Luther Blitzkrieg scomparve nella luce del mattino e Pietro non lo vide mai più.
Appena giunto in stamperia, Pietro cominciò a inquinare le copie del libro papale: ognuno avrebbe potuto leggere di Galileo e del suo coraggio, indignarsi per la corruzione della Chiesa che solo pochi anni prima aveva ucciso in Campo de’ Fiori un altro mirabile pensatore.
Una narrazione era stata lanciata nell’iperuranio delle storie.
Ai posteri che l’accoglieranno il compito di difenderla dagli autodafé del futuro.
Luigi Franchi

lunedì 16 maggio 2011

IL VALORE

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“Vale mas la vida de un ser humano,
 que todo el oro del hombre mas rico del mundo”

martedì 10 maggio 2011

IL GENOCIDIO NUCLEARE

Chernobyl sta facendo oltre 1 milione di vittime. Fukushima è peggio. A Fallujah i bambini nascono senza cervello. Una libbra di plutonio basterebbe a sterminare il genere umano




L'allarme nucleare è tutt'altro che rientrato. In Giappone qualche ora fa hanno registrato una fuoriuscita radioattiva dalla centrale di Tsuruga, proprio mentre in Italia Greenpeace esponeva un lungo striscione sulla facciata di Palazzo Venezia a Roma, contro l'eventualità di bloccare il referendum. Helen Caldicott, dottoressa autraliana che ha dedicato la sua vita agli studi contro il nucleare, qualche giorno fa a Montreal, in Canada, ha parlato dei rischi dell'atomo. Ne è uscito un quadro raccapricciante. Ecco le parole della Caldicott:
"Secondo alcuni studi quasi un milione di persone sono già morte a causa del disastro di Chernobyl. Ma OMS e AIEA dicono altro. Ritengo che Chernobyl sia stato uno dei più mostruosi insabbiamenti nella storia della medicina. Tutti dovrebbero sapere di questa storia.
E oggi facciamo i conti col Giappone. Quanto accaduto in Giappone, come ordine di grandezza, è molte volte peggio di Chernobyl. Mai in vita mia avrei pensato che 6 reattori nucleari potevano essere a rischio. Conoscevo tre ingegneri della General Eletric che hanno collaborato nella pianificazione dei reattori di prima generazione prodotti dalla GE. Questi tre ingegneri si sono dimessi proprio perché sapevano benissimo che questi reattori sono pericolosi. E i giapponesi hanno pensato bene di andare a costruirli proprio sopra ad una faglia sismica. I reattori hanno resistito parzialmente al terremoto ma non allo tsunami. L'energia elettrica è mancata ed è proprio l'energia elettrica che spinge l'acqua di raffreddamento (un milione di galloni al minuto) a ognuno dei 6 reattori.



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Senza l'acqua di raffreddamento le barre di combustibile si surriscaldano fino a sciogliersi, proprio com'è capitato a Three-Mile Island e a Chernobyl. I generatori d'emergenza, ognuno grande come una casa, sono stati distrutti dallo tsunami e non è rimasto alcun rimedio per fare circolare l'acqua di raffreddamento nei reattori. In più, sui tetti dei reattori, non dentro all'involucro stesso dei reattori, ci sono dei bagni di raffreddamento. Ogni anno rimuovono circa 30 tonnellate delle barre di combustibile più radioattive.
Ognuna delle barre è lunga 12 piedi, ed è spessa mezzo pollice. Emette un livello così elevato di radioattività, tipo raggi-X, che se tu dovessi stargli accanto per un solo paio di minuti, moriresti senz'altro. Non moriresti stecchito ma ... vi ricordate ancora quel Litvinenko, il Russo che è stato avvelenato con il Polonio, beh moriresti proprio così, ti cascherebbero i capelli, emorragia fatale, e moriresti di un'infezione gigantesca, come muoiono anche quelli affetti da Aids. Per di più, queste barre sono anche termicamente caldissime quindi devono essere sommerse in un grosso bagno e raffreddate costantemente.
In Giappone ci sono state tre esplosioni di Idrogeno le quali hanno scoperchiato l'edificio, non l'involucro del reattore ma il tetto dell'edificio stesso. Il che ha esposto il bagno di raffreddamento. Due di questi bagni di raffreddamento ora sono secchi e non contengono nessuna acqua, il che ha conseguenze disastrose.
Le barre di combustibile sono rivestite con un materiale che si chiama Zirconio. Quando lo Zirconio viene esposto all'aria, brucia. A Fukushima 2 dei bagni di raffreddamento producono 20 volte più radiazione di quanta ne produce il nocciolo del reattore. Considerate che in ognuno dei noccioli dei reattori c'è tanta radiazione quanta prodotta da mille bombe come quella sgaciata su Hiroshima.
Si tratta di energia diabolica. E=mc2
è l'energia che fa esplodere le bombe nucleari. Einstein disse che "l'energia nucleare è un modo pazzesco per fare bollire l'acqua!" Questo è l'unico utilizzo dell'energia nucleare: fare bollire l'acqua con calore pazzesco per produrre il vapore che poi fa girare le turbine che quindi producono energia elettrica. Quando si pratica la fissione dell'Uranio, si formano circa 200 elementi, ognuno dei quali è ancora più velenoso dell'Uranio per il corpo umano. Nonostante il fatto che l'Uranio sia così velenoso, gli americani lo hanno comunque usato a Fallujah, e pure a Baghdad. Ora a Fallujah, 80% dei neonati nasce senza cervello, con un occhio solo e senza arti superiori. I dottori del posto hanno addirittura detto alle donne di smettere di fare figli.
L'incidenza di cancro infantile è aumentato di circa 12 volte. Questo è un genocidio. È una vera guerra nucleare quella che si svolge in Iraq. L'Uranio che utilizzano dura per più di 4,5 miliardi d'anni, quindi stanno contaminando la culla della civiltà.
Comunque sia, negl'impianti nucleari ci sono dei livelli altissimi di radiazione. Ci sono 200 elementi, alcuni durano pochi secondi ed altri invece milioni d'anni. Lo Iodio radioattivo per esempio dura sei settimane e provoca il cancro della tiroide.
A Chernobyl oltre 20.000 persone hanno contratto il cancro della tiroide. Hanno dovuto farsi prelevare la tiroide e morirebbero senz'altro se smettessero di assumere dosi giornaliere di medicinali supplementari, proprio come un diabetico deve assumere dosi giornaliere di Insulina.
Lo Stronzio 90 si disperderà. Durerà circa 600 anni. Entra nelle ossa e provoca il cancro delle ossa o la leucemia.
Anche il Cesio dura circa 600 anni. Si trova dappertutto in Europa. Il 40% dell'Europa è tuttora radioattiva. Glialimenti turchi sono tuttora molto radioattivi. Non acquistate mai albicocche secche prodotte in Turchia ed evitate le nocciole prodotte in Turchia. I turchi si sono arrabbiati moltissimo con i Russi, tanto che hanno spedito tutto il loro thè radioattivo in Russia a seguito del disastro a Chernobyl. Comunque, il 40% dell'Europa rimane tuttora radioattiva. Nelle aziende agricole Britanniche gli agnelli sono così pieni di Cesio che non possono nemmeno venderli. Qualsiasi alimento prodotto in Europa è a rischio.
Ma tutto ciò non è niente rispetto a cosa sta capitando ora. Uno degli elementi più mortali rimane il Plutonio, il quale prende il nome da Plutone, dio degli inferi. Solamente un milionesimo di un grammo, se inalato, provoca il cancro. Teoricamente, una sola libbra di questo elemento sarebbe sufficiente per provocare il cancro in tutta la gente esistente nel mondo. Ognuno dei reattori contiene 250 chili di Plutonio al suo interno, e qui si parla di chilogrammi. Bastano solo 2.5 chilogrammi per produrre una bomba perche attualmente si utilizza il Plutonio per produrre le bombe. Il Canada vende attualmente solo due cose. Vende il grano per la vita e l'Uranio per la morte.
Il Plutonio fuoriuscirà e si disperderà per tutto l'emisfero boreale. Sta tuttora già viaggiando verso l'America del Nord.
Poi c'è lo Iodio 129 radioattivo, il che ha una "half-life" di 17 milioni d'anni, e poi ancora lo Stronzio, il Cesio, il Trizio, e potrei continuare ad infinitum...
Quando piove precipita anche la radioattività e si concentra negli alimenti. Se finisce in mare, viene concentrata centinaia di volte dalle alghe, poi dai pesciolini, poi dai pesci più grandi ed infine dagli esseri umani che stanno all'apice della catena alimentare. Questi elementi radioattivi non hanno alcun gusto o odore e non sono visibili. Sono silenziosi! Quando entrano nel corpo, non si muore immediatamente dal cancro. Ci vogliono 5-6 anni per contrarre il cancro e quando una persona ha il cancro, non può risalire al boccone di pesce che gliel'ha procurato. Qualsiasi tipo di radiazione è dannosa. Ha un effetto cumulativo e ogni dose che si assume aumenta il rischio di contrattare il cancro.
Se piove e la radioattività precipita, non si devono produrre alimenti. Il che significa non magiare qualsiasi alimento per i prossimi 600 anni!
Ho sentito che le scorie radioattive, qui in Canada, verranno seppellite nei dintorni del Lago Ontario. Quindi fuoriuscirà e durerà per milioni d'anni, finirà nell'acqua e quindi nella catena alimentare. Questa radioattività finirà per provocare delle vere e proprie epidemie di cancri, leucemie e malattie genetiche in eterno. Questo è il più importante rischio per la sanità pubblica che il mondo abbia mai visto, a parte il rischio onnipresente di una guerra nucleare. Einstein disse che "lo spaccamento dell'atomo ha cambiato tutto meno che il modo di pensare del uomo!" Molto profondo... E quindi si galleggia verso una catastrofe incomparabile! Siamo troppo arroganti. Abbiamo un eccesso di presunzione e secondo me il mesencefalo rettile del cervello di certi uomini è completamente patologico. Siamo di fronte ad una situazione dove siamo riusciti ad imbrigliare la forza del sole. Tutto pero è fuori controllo e oramai non possiamo farci più nulla!"

Fonte

giovedì 27 gennaio 2011

MA RICORDARE NON BASTA

per ricordare

Per non dimenticare

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi

martedì 11 gennaio 2011

QUESTO E' PARLARE CHIARO

“La Chiesa ha abbandonato le classi popolari”, dice José Comblin.

José Comblin , uno dei creatori della Teologia della Liberazione, ha affermato che l'elezione di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI è stata manipolata dall’Opus Dei, attraverso ricatti e spaventando i cardinali”, e che in America Latina il Papa è "più divino di Dio".
Comblin , belga che vive in Brasile, di ritorno da una visita in Cile, paese che in cui rimase esiliato nel 1972, durante il governo di Unità Popolare, ha spiegato inoltre che i teologi della liberazione hanno oggi più di 80 anni e non è apparsa una nuova generazione in grado di dare continuità a questo pensiero.. Il servizio è del sito “Religione Digitale”, del 5 gennaio 2011.
La repressione è stata molto forte, terribile, e la dittatura del Papa qui in America Latina è totale e globale. Qui si può criticare Dio ma non il Papa. Il Papa è più divino che Dio stesso”, ha affermato il teologo.

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Secondo José Comblin, la Chiesa cattolica “abbandonato le classi popolari, salvo i vecchi e alcune reliquie del passato”. "Oggi, l'Università e i Collegi cattolici sono per la borghesia. Il futuro dell'America latina è essere un continente evangelico protestante, eccetto la classe alta.  Così l'Opus Dei e i Legionari di Cristo e tutte queste associazioni che esistono di ultradestra stanno crescendo in questo settore". Questa la sua opinione dichiarata in Cile alla rivista El Periodista…
"Quando tra i vescovi di un paese ce n’è uno o due dell'Opus Dei, questi spaventano tutti gli altri. Gli altri restano zitti e uno solo parla. Questo è  problema di psicologia tipico delle dittature", ha sostenuto.
Secondo José Comblin , "è stata l’Opus Dei a eleggere Giovanni Paolo II e l'attuale, praticando ricatti, intimidendo i cardinali. Il prossimo Papa sarà uguale perché l’Opus detiene un  potere molto forte”.

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Il teologo, 87 anni, sostiene che Dio sta a "La victoria e a La Legua (due rioni popolari di Santiago) e nelle prigioni, ma da Roma è sparito da molto tempo".
"Adesso diventa sempre più chiaro che il problema è il Papa, ossia, la funzione del Papa, una dittatura implacabile con molte forme di dolcezze, amabilità, ma implacabile", ha sostenuto ancora.
José Comblin  ha sostenuto che "il futuro del cristianesimo sta in Cina, Corea, Filippine, Indonesia. I cristiani in Cina, secondo le stime, sono 130 milioni, cristiani martirizzati, perché sono praticamente perseguitati".
II teologo ha criticato l'eventuale canonizzazione di Giovanni Paolo II, perché il suo papato è "stato catastrofico".
Tutti quelli che hanno fatto la loro carriera con lui, sono potuti diventare cardinali, nonostante la loro mediocrità personale. Non meritavano niente, ma lui li ha promossi. Chiaro che adesso vogliono canonizzarlo! Una volta che è stato  canonizzato Escrivà, tutti sanno che si può essere santi senza nessuna virtù ha sottolineato.

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Sull' Opus Dei e sui Legionari di Cristo, José Comblin ha affermato che "hanno la fiducia della Curia Romana e inoltre rappresentano la piena libertà data a personalità che sono come dei grandi Rockfeller, i conquistatori". "Come Escrivà de Balaguer, che era un capitalista, l'uomo destinato al trionfo, che  sfrutterà il mondo che guadagnerà sarà ricco, potente e che è capace di creare persone totalmente ubbidienti, soldati con mentalità di soldato, questi sono tutti uomini deformati psicologicamente, come lo sono i futuri dittatori", ha spiegato.
Dopo aver ricordato che del messicano Marcial Maciel Degollado, fondatore dei legionari di Cristo, è stata scoperta una vita parallela e una fortuna di 50 milioni di dollari, ha affermato che il suo ricatto, la sua parola la sua esigenza sono arrivate ai milionari”.
"Oggi quelli che hanno lavorato con lui, suoi collaboratori, tutti dicono e dichiarano che non sapevano niente della vita parallela (di Maciel). Come? Hanno lavorato quarant'anni con lui e non sanno niente di niente, che lui ha una famiglia, tre figli, che ha praticato la pedofilia con i bambini iscritti nei suoi collegi per la formazione, che aveva un mondo di amanti. Non sapevano tutte queste cose? Si suppone pertanto che essi sono complici ed hanno anche loro hanno una vita parallela ha concluso.
Fonte

giovedì 2 settembre 2010

VECCHIE FOTO CONTRO VECCHIE BUGIE

La Palestina era «già» un giardino, prima dell’arrivo degli eletti. Era raro trovare un terreno lasciato incolto: dappertutto orti, palme, agrumeti, oliveti assediavano le città e i villaggi, frutto di una agricoltura intensiva e specializzata. I palestinesi avevano mercati internazionali ben consolidati, rubati poi dagli ebrei nel 1948 con la nazionalizzazione. Scuole di Stato, squadre di calcio, spirito nazionale, boy-scout, lavoro specializzato e mercati affollati. Commenti e smentite degli slogan sionisti più ripetuti e universalmente presi per oro colato.
Trovo sul web un albo di vecchie foto sulla Palestina. Mi paiono interessanti da tradurre come commento - e smentita - degli slogan sionisti più ripetuti e universalmente presi per oro colato.

«Un popolo senza terra per una terra senza popolo»

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La propaganda ebraica ripete da oltre un secolo che la Palestina era disabitata prima dell’arrivo dei sionisti. Apparentemente, un po’ di popolo c’era: questa foto scattata a Giaffa nel luglio 1908 mostra una immensa folla radunata davanti agli uffici del governo locale (Grand Serai) per festeggiare la rivoluzione laica dei Giovani Turchi e l’esautoramento del sultano ottomano Abdul Hamid ad Istanbul. Nella provincia dell’impero ottomano che era allora la Palestina, la rivoluzione turca suscitò grandi speranze: di un governo costituzionale e di elezioni parlamentari.

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L’affollato mercato (bazar) di Giaffa nel 1896, in un dagherrotipo stereoscopico. Posto in un apposito apparecchio, il dagherrotipo forniva un’immagine tridimensionale.

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Veduta di Giaffa dal mare, foto scattata tra il 1898 e il 1914. Una città palestinese linda e civile, vibrante di attività, che contava allora 70 mila abitanti, tutti arabi.

«Gli ebrei hanno trovato un deserto e ne hanno fatto un giardino»

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Raccolta degli agrumi, Collezione Matson (1898-1914)

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Veduta generale degli agrumenti di Giaffa, prima del 1914. Sembra proprio che la Palestina fosse «già» un giardino, prima dell’arrivo degli eletti. Di fatto, era raro trovare un terreno lasciato incolto, a parte le dune e le rocce: dappertutto orti, palme, agrumeti, oliveti, alberi da frutta assediavano le città e i villaggi, frutto di una agricoltura intensiva e specializzata.

«Gli ebrei hanno introdotto coltivazioni pregiate con tecniche avanzate»

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Primi anni ‘20: cernita degli agrumi

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Gli agrumi sono avvolti in carta velina per la commercializzazione

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Le cassette di agrumi, su barconi, raggiungono le navi da carico che le attendono nel porto di Giaffa per l’esportazione. Già dai primi del ‘900 gli agrumi erano la principale voce di esportazione per la Palestina, arance limoni e pompelmi di Giaffa erano apparizioni regolari nelle prime colazioni britanniche. I palestinesi avevano mercati internazionali ben consolidati: ragion per cui, nel 1948, lo Stato ebraico «nazionalizzò» gli agrumeti - ossia li rubò ai palestinesi - e ne fece la prima voce d’esportazione per il nuovo Stato di Israele.

«Beduini arretrati, vivevano sotto le tende, ignari della civiltà»

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Una classe elementare della Scuola Nazionale Cristiana Ortodossa, 1938. Ovviamente le scuole cristiane erano frequentate da bambini musulmani, perchè davano una istruzione prestigiosa.

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Gli allievi della scuola ortodossa avevano una banda musicale.

«Non è mai esistita una nazione palestinese»

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Il corpo docente della scuola superiore di Stato, Giaffa 1923 (liceo e istituto tecnico). Il professore al centro, in abiti occidentali, cravatta e fez, è Salim Katul, autore di molti libri di testo di scienze naturali in arabo. Se non c’era una nazione, come mai c’era una scuola di Stato? «Belve stupide, che capiscono solo la forza»

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La classe di falegnameria alla scuola secondaria statale di cui sopra, 1924. C’è una scritta sulla porta che dice: «Chi impara poco, vale poco».

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Boy scouts e lupetti della scuola secondaria statale, 1924.

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La squadra di calcio della scuola secondaria di Stato di Giaffa, 1923. «Non avevano una coscienza nazionale, prima…»

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Polizia britannica a cavallo, nella piazza centrale di Giaffa, stronca una manifestazione di protesta contro la politica inglese che favorisce l’immigrazione ebraica in palestina, 27 ottobre 1933.

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Giaffa, 27 ottobre 1933 la polizia inglese bastona Muza Kazim Pasha al-Husseini, rispettato uomo politico palestinese, durante la manifestazione contro l’immigrazione ebraica. Il dignitario morirà sei mesi dopo per le percosse ricevute, senza mai essersi ripreso, all’età di 81 anni.

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L’inizio della «Arab Revolt», 1936-39, contro la politica britannica filo-sionista; la Polizia inglese si scontra con i dimostranti arabi nella piazza centrale di Giaffa.

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Le truppe inglesi perquisiscono i passanti sul lungomare di Giaffa durante la Rivolta Araba, 1936.

«Ci odiano per la nostra libertà»

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Rappresaglia britannica contro la Rivolta Araba del 1936: soldati inglesi isolano con transenne la città vecchia di Giaffa, preliminare per la demolizione punitiva delle case arabe.

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I risultati della rappresaglia: la città vecchia ridotta in macerie dagli inglesi, 1936. In fondo, gli israeliani non hanno fatto che continuare la tradizione.

«Sono soltanto terroristi. Non cè nessuno con cui trattare»

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Le macerie del palazzo del governo locale (Grand Serai), distrutto da un attentato della Lohemai Herut Israel, meglio nota come «Banda Stern». Il 4 gennaio 1948 membri della Banda Stern parcheggiarono davanati al palazzo un autocarro carico di esplosivo e ricoperto di arance. Oltre a distruggere dalle fondamenta il palazzo, l’esplosione uccise 26 civili palestinesi. Così «non c’è nessuno con cui trattare».

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24 aprile 1948: militanti ebraici dell’Irgun irrompono attravreso le brecce che hanno aperto con esplosivi nelle case palestinesi. Quel giorno l’esercito clandestino sionista, comandato dal Menachem Begin, cominciò un attacco - durato quattro giorni e quattro notti - contro il quartiere residenziale di Manshiyeh, sul mare e circondato da Tel Aviv, con un fitto e indiscriminato fuoco di mortai.

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Gli effetti del bombardamento ebraico contro Manshiyeh. Il rapporto ufficiale sui fatti davanti al Parlamento britannico (5 maggio 1948) parlava di «bombardamenti indiscriminati con mortai, all’evidente scopo di creare il panico tra la popolazione civile. Le forze britanniche sono intervenute con supporto aereo, e nel corso del pomeriggio gli ebrei si sono ritirati sulle loro posizioni precedenti. (...) La sera del 30 aprile l’ordine di cessate il fuoco (imposto dai britannici) è stato rotto dalla parte ebraica (...). Secondo una stima approssimata, 30 mila arabi hanno abbandonato Giaffa, ed altri stanno lasciandola anche ora. Il sindaco arabo è ancora a Giaffa e i servizi municipali funzionano, sia pure con difficoltà...» (Hansard, Camera dei Comuni, 5 maggio 1948, pagina 1.238).

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Fine aprile 1948: migliaia di arabi cercano scampo dall’attacco ebraico a Giaffa per via mare, essendo le strade bloccate dai terroristi rabbinici dell’Haganah; finiranno a Gaza, in Egitto, in Libano come profughi (si noti nella foto il campanile cristiano ortodosso).

«Finalmente, un popolo senza terra si sistema in una terra senza più popolo»

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Giudei provenienti dall’Europa, sorridenti. E’ l’inizio del 1949, e le povere vittime si sono stabilite nei quartieri di Giaffa dopo la pulizia etnica.

Maurizio Blondet
(articolo pubblicato il 30 marzo 2009)
Fonte: EFFEDIEFFE
Link: http://effedieffe.com/index.php?option=com_content&view=article&id=22156:vecchie-foto-contro-vecchie-bugie-&catid=83:free&Itemid=100021

mercoledì 1 settembre 2010

CHI DIVENNE IL CAPO ?

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Quando fu creato il corpo umano,
ogni sua parte voleva esserne il "capo".

Il Cervello
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disse:
"Il capo devo essere io,
perché controllo tutte le funzioni del corpo."

I Piedi

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dissero:
"Noi dobbiamo fare i capi: portiamo il Cervello dovunque voglia andare."

Le Mani
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dissero:
"Noi dobbiamo fare i capi, perché facciamo tutto il lavoro e portiamo i soldi a casa."
E così via:

il Cuore
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i Polmoni

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gli Occhi
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finché non alzò la voce il Buco del sedere
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Ovviamente lo fecero tacere a forza di risate.

Allora il Buco del sedere si mise in sciopero, chiuse bottega
e smise di adempiere alla sua funzione.
Ben presto
gli Occhi divennero strabici,
alle Mani vennero i crampi,
i Piedi inciampavano,
il Cuore fibrillava,
i Polmoni ansimavano
ed il Cervello era febbricitante.
Alla fine si arresero e votarono la mozione:
il capo è il Buco del sedere .
 Le varie parti si accollarono tutto il lavoro ed il Buco del sedere si limitava a produrre cacca.

Morale:
Non serve il Cervello, per fare il capo:
BASTA SAPERE FARE LO STRONZO!!!!!!
Creato il 08 agosto 2010 da Stella

lunedì 31 maggio 2010

STORIE DI CARCERI

CILE, OMICIDI DI STATO DURANTE IL TERREMOTO
Se qualcuno si sta interrogando sulle forme di costruzione di una notizia, può trovare in questo breve storia una forma per comprendere l'assoluta asimmetria della verità. Ovvero la maniera con la quale ogni verità prodotta dai media è sempre una verità impossibile, una verità inzuppata di sangue, una verità alla quale non si deve credere, una verità alla quale non credere soltanto dopo aver prodotto la nostra contro-verità.
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C'era una volta Haiti, dove un terremoto ha distrutto la quasi totalità dell'isola. Su quest'isola c'è un carcere. In questo carcere sono stivate centinaia di persone. Nel momento della scossa, queste persone provano a salvarsi. Fanno quello che hanno fatto  nei palazzi di governo, nelle scuole, negli ospedali, negli uffici, nelle baracche delle favelas e nelle ville dei signori...Insomma: si muove la terra, tutto trema e la prima cosa da fare è correre, uscire fuori e salvarsi. Però in un carcere dove corri? Fuori? Fuori dove? Sembra che il diritto di salvarsi, il diritto di sopravvivere, non sia un diritto concesso ai prigionieri. Forse per questo che li chiamano "i morti in vita". Seppelliti nelle strutture di cemento del carcere, i reclusi hanno ben poco a che vedere con la vita. Devono restare occulti. E dunque perchè dovrebbero tentare di salvarsi? La storia dice che ci provarono e che qualcuno di loro ci riuscì. Ma la storia prosegue e racconta che a fine terremoto, tutti coloro che scapparono vennero presto rinchiusi in celle ancora più fatiscenti. Nasce allora l'idea da parte di qualcuno di andarsene: fuggire davvero, per sempre, approfittando che il paese è raso al suolo. Malgrado tutto Haiti continuava ad esistere: c'erano i familiari da vedere, i parenti, gli amici...E i militari: quelli che presero possesso dell'isola e approfittarono del terremoto per colonizzarla. La storia dice che c'erano gli americani, quelli che portano sulle punte dei fucili la violenza dello stato. Violenza che nel caso di un carcere prende sempre il nome di giustizia. E fu così che, scoperto il tentativo di fuga da un carcere fatiscente dove mancava tutto, (anche l'acqua per bere) la violenza dello stato prese la forma di uomini vestiti in uniforme, chiamati, dallo stato, polizia. La polizia (o gli americani) approfitta della situazione e prende il possesso del carcere in sommossa. I detenuti chiedono di poter continuare a vivere in mezzo a un paese dove manca tutto. Ma la polizia è la polizia e non ci pensa due volte. Ripreso il possesso del carcere, individua i responsabili di quello che chiamano sommossa (ma era solo un tentativo di fuggire per vivere) e li stermina come animali. Li fanno sdraiare a terra e sparano. Lo racconta questo articolo del New York Times (dimenticando di farci sapere se i gendarmi erano poliziotti americani o haitiani)
http://www.nytimes.com/2010/05/23/world/americas/23haiti.html?scp=1&sq=haiti%20police%20&st=cse
E lo riprende quest'altro articolo, de La Stampa:
http://www.ristretti.org/index.php?option=com_content&view=article&id=824:haiti-onu-dopo-il-terremoto-la-polizia-sparo-sui-detenuti-in-rivolta-20-furono-uccisi&catid=16:notizie-2010&Itemid=1
Spostiamoci allora qualche migliaia di chilometri più a sud. Siamo in Cile, dove un terremoto di due gradi Richter superiore a quello di Haiti, sconvolge un intero paese. La gente in fuga in un'area geografica di almeno duemila chilometri. Città in fuga, paesi in fuga, case in fuga, ospedali in fuga, caserme in fuga, favelas in fuga, aristocratici in fuga, politici in fuga...e, perchè no, reclusi in fuga. Mentre anche noi siamo in fuga, accade un evento quasi impossibile: suona il telefono. È Hans, un amico che chiama da Chillan, a pochi chilometri dall'epicentro: "Sto bene però qui è il caos: sono davanti al carcere, sono venuto in bici fno a qui perchè si vedevano le fiamme. Sta bruciando tutto e i detenuti stanno provando ad uscire. La polizia li aspetta fuori ed ogni persona che fugge dall'incendio viene abbattuta a fucilate fuori dal carcere. Li stanno ammazzando tutti. Ho contato almeno 50 tra morti e feriti gravi".
I giorni dopo su Senza Soste annunciammo la "matanza". Cosa alla quale nessuno dava credito. Soltanto i compagni cileni che dissero subito che era successo qualcosa di grosso: una strage. Si perchè com'è possibile che un essere umano non provi a fuggire da un carcere che sta bruciando per mettersi in salvo da un'apocalisse di questo tipo?
http://www.youtube.com/watch?v=K9IKCux_Sws&feature=related
Com'è possibile che i telegiornali parlarono fin dall'inizio di una fuga di 260 persone e di una rissa finita a colpi d'arma da fuoco? Quali armi da fuoco? Le armi della polizia?
http://www.youtube.com/watch?v=uIlNcJ6Ax2Q&feature=related
Com'è possibile, come si dice in questo reportage, che un essere umano (diciamo così) vestito da polizia, dichiari con savoir faire che in mezzo a un incendio colossale delle celle, è sceso alla galleria per chiudere la cancellata principale? Come può difendere questa violenza pur sapendo che chiudere la cancellata significava chiudere i reclusi in mezzo a un edificio terremotato e in fiamme? Eppure questi signori che vedrete in questo reportage, si sentono orgogliosi. Non soddisfatti del loro gesto, fanno vedere alla giornalista le armi che impugnarono i detenti per fuggire: dei bastoni di ferro davanti ai loro fucili a pompa. "Il lavoro venne fatto bene", dice il capo delle guardie: "Si certo, ci sono stati quattro detenuti morti, ma bisogna mettere in evidenza che le guardie sono tutti giovani con poca esperienza. E c'è da dire che i detenuti sono morti fuori dal muro e non dentro. I gendarmi si sono comportati bene: non sono morti mentre cercavamo di riportare la calma, ma fuori, mentre fuggivano".
La storia ci insegna come il capo delle guardie fabbrica la sua verità: "sono morti scappando, sono morti perchè hanno bruciato il carcere, sono morti perchè andavano armati con bastoni, sono morti perchè non hanno ubbidito alle nostre indicazioni". Giudicherete dalle immagini del reportage se la verità del gendarme può essere sostenuta dai fatti. Resta il fatto che un carcere fatto di cemento, come si vede dalle immagini, è raso al suolo. Che la polizia sparò ai detenuti in fuga dopo che provò a chiuderli nelle celle che stavano prendendo fuoco. Che non soddisfatti di provocare una strage, si dedicarono a sparare ai fuggiaschi.
http://www.youtube.com/watch?v=3ZpcPWN0MkE
Ci chiediamo: può essere stata la furia dei prigionieri ad aver distrutto un carcere di cemento? Noi crediamo di no. E non soltanto perchè abbiamo una testimonianza diretta dei fatti. Ma perchè i numeri non tornano. Ci sono decine di persone che non hanno dato nessun segnale di vita. È un dato di cronaca che centinaia di persone risultino fuggite. Ma non è un dato di cronaca che molti dei familiari, a distanza di due mesi, non sanno niente dei "loro reclusi". Forse mentono...c'è da sperare di si. Ma resta il fatto che all'appello non risultano almeno sessanta persone. Persone che non sono state dichiarate né fuggite né ricatturate. Azzardiamo un'ipotesi: saranno morte sotto i colpi dei fucili a canna mozza dei valorosi poliziotti cileni, fedeli allo stato? E chi glielo spiega ai familiari che si appostarono da subito fuori dal carcere?
http://www.youtube.com/watch?v=n2Ha67dFOSY&feature=related
La storia racconta che c'è anche chi ha aperto uno spazio su Facebook e l'ha chiamato: "Anch'io sono scappato dal carcere di Chillan e non mi hanno preso"
http://www.facebook.com/pages/Yo-Tambien-Me-Escape-De-La-Carcel-De-Chillan-Y-No-Me-Pillaron/347395108928
Ma questa è un'altra storia...che non sarà mai raccontata. Due terremoti, due carceri, due stragi. I conti tornano: la polizia uccide. Di carcere si muore.
per Senza Soste, JACOB

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The overcrowded prison in Les Cayes, Haiti, after a January escape attempt ended in disaster, with a riot and fatal shootings

martedì 9 marzo 2010

MASQUERADE

"Masquerade" - animazione che di sicuro emoziona . L'animazione scritta da Aziz K. dimostra quanto l’apparenza sia la maledizione della nostra società e serva a nascondere agli altri ( e, a volte, anche a noi stessi) la nostra vera natura. Ma dietro la maschera la realtà è completamente diversa.

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Masquerade from Aziz K. on Vimeo.

lunedì 22 febbraio 2010

I SOLDI “NON FANNO LA FELICITÀ”

Milionario regala
tutti i suoi soldi
“Non fanno la felicità”

L’austriaco Karl Rabeder sta regalando 3,4 milioni ad associazioni benefiche. L’illuminazione in un viaggio alle Hawaii. E ora dice: “Senza più nulla sono libero”

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Non solo i soldi non fanno la felicità: regalano tristezza. A dirlo - anzi, a esserne talmente convinto da mettere in pratica questa “illuminazione” - è Karl Rabeder, 47anni, businessman e milionario austriaco. Deciso, ora, a regalare ad associazioni benefiche i 3,4 milioni di euro del suo patrimonio: quel denaro che, spiega, lo “rendeva profondamente infelice”.

In vendita

Rabeder venderà, scrive il Daily Telegraph, la sua villa su un laghetto alpino (oltre 1,5 milioni di euro), la casa di campagna in Provenza, l’Audi A8 e tutto il resto. Proprio tutto: tranne una casa spoglia, sulle montagne di Innsbruck, con dentro un semplice lettino di legno. “Il piano è di non avere più nulla. Il denaro è controproducente. Previene la felicità dall’arrivare”, spiega. “Sono nato in una famiglia in cui la regola era: lavora duro per avere più cose. Ma più passava il tempo, più sentivo una voce in testa che mi ripeteva: fermati, basta con tutto questo lusso. È ora di cominciare a vivere la vita vera. Avevo la sensazione di lavorare come uno schiavo per cose che non desideravo, e di cui non avevo bisogno”.

Prigioniero alle Hawaii

Per molti anni, Rabeder non è stato “coraggioso a sufficienza” per fare quello che desiderava. perché “il lusso è una trappola dorata”. Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso, dice, è stata una vacanza di tre settimane sulle spiagge delle Hawaii. Un paradiso, per molti. L’inferno, per lui. “Ho capito d’un tratto quanto orribile, senz’anima e senza sentimenti è la vita “a cinque stelle”. In quelle tre settimane, ho speso tutto quello che potevo. Ma ho avuto la netta sensazione di non aver incontrato una sola persona vera. Sembravamo tutti degli attori. Lo staff era nella parte di chi è gentile. E noi in quella di chi è importante. Nulla era vero, nulla era reale”.

Una villa, una lotteria. E la libertà

Tornato di lì, Rabeder ha deciso di mettere la sua villa alpina come premio per una lotteria. Ha venduto 21,999 biglietti. Poi ha messo in vendita la villa di campagna. E tutto il ricavato andrà a un’associazione di microcredito che offre prestiti in America Latina - Salvador, Honduras, Bolivia, Perù, Argentina e Cile. “Da quando ho iniziato a vendere tutto, mi sento leggerissimo”, ha detto. “Penso ci sia molta gente che sente quello che sentivo io, prima di farlo. Ma non li giudico. Quello che posso dire è che ascoltare la voce che avevo dentro mi ha fatto felice. Davvero.”

Fonte

mercoledì 27 gennaio 2010

OLOCAUSTO: C’È CHI DICE NO

Fino a che punto la libertà di espressione giustifica il negazionismo e il revisionismo?

Oggi si celebra il giorno della memoria dell’Olocausto, lo sterminio degli ebrei (e non solo) perpetrato dai nazisti (e non solo) durante la II Guerra Mondiale. Gli ebrei lo ricordano con il termine Shoah. Sulla Wikipedia italiana leggiamo che “il termine Shoah, tratto dal titolo del documentario di 9 ore realizzato dal regista ebreo Claude Lanzmann nel 1985 narrante le vicende storiche della seconda guerra mondiale, è stato adottato solo recentemente per descrivere la tragedia ebraica…” ma questa informazione è quanto meno imprecisa. Il termine Shoah , infatti, fu usato in questo senso sin dal 1938, quando i nazisti iniziarono a deportare migliaia di ebrei nei campi di concentramento, dopo la cosiddetta “Notte di Cristalli”.

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Il documentario di Lanzmann, semmai, ha contribuito notevolmente alla diffusione del termine al di fuori della comunità ebraica. Semantica a parte, cerchiamo di capire perché il ricordo dell’Olocausto è importante e quanto sono insidiose le teorie che vorrebbero metterlo in discussione.

UNA TRAGEDIA UNICA - La storia dell’umanità, anche quella contemporanea, è costellata di innumerevoli stermini e genocidi, di portata forse anche maggiore (in termini quantitativi) rispetto a quello ebraico. Gran parte di queste tragedie si sono consumate nel silenzio della storia e in pochi le ricordano. La tragedia ebraica, però, presenta una serie di caratteristiche che la rendono unica. I carnefici, tanto per cominciare, non furono “violenti selvaggi”: erano invece esponenti di una nazione moderna, ricca in termini economici e culturali, industrializzata, di fede cristiana. Lo sterminio non fu un massacro a colpi di machete o una sequenza di fucilazioni di massa: esso si svolse in modo silenzioso, metodico, ordinato e coordinato, fu attuato da un gran numero di cittadini nella sostanziale indifferenza o accondiscendenza degli altri cittadini.Le vittime non presero le armi, non tentarono di ribellarsi e spesso nemmeno di sfuggire, quasi sempre non conoscevano nemmeno la sorte che li attendeva: si lasciarono deportare e sopprimere in silenzio. Non esistono precedenti nella storia. Mai è successo che centinaia di migliaia di persone fossero deportate in campi nei quali si procedeva al loro sistematico sterminio, attuato con cinica scientificità. Gli ebrei non erano un’etnia rivale, non erano combattenti nemici, non erano sobillatori o avversari religiosi e ideologici. I nazisti procedettero alla loro eliminazione come se non fossero altro che animali infetti da sopprimere in un mattatoio. Come fu possibile che un’intera nazione moderna si lasciò trascinare in questo lucido atto di follia sterminatrice? L’inquietudine e il disagio che proviamo quando pensiamo a quella tragedia e scorriamo le immagini dei campi di sterminio e delle camere a gas, sta proprio in questo. Noi ci sentiamo milioni di miglia lontani rispetto ai massacri consumati in Africa o nel Sud-Est asiatico… ma quella Germania con la sua cultura e le sue capacità industriali ed economiche ci è terribilmente vicina. Il senso più profondo di ricordare e commemorare l’Olocausto non è tanto quello di rendere omaggio alle sue innumerevoli vittime, quanto di mantenere alto il livello di guardia contro il rischio di finire nello stesso baratro di indifferente follia.

NEGAZIONISMO E REVISIONISMOChe questo rischio sia concreto, lo dimostra la diffusione delle teorie negazioniste e revisioniste a tutti i livelli della nostra società, teorie su cui si staglia netta l’ombra dell’antisemitismo. Quest’ultimo si è evoluto molto, da allora. I nazisti partivano dal presupposto che gli ebrei fossero una razza inferiore e tanto bastava per considerarli animali inutili o molesti. Fritz Klein, un medico nazista di Auschwitz processato e impiccato alla fine della guerra, così rispose a chi gli chiedeva come si potesse conciliare il giuramento di Ippocrate con quello che aveva fatto agli ebrei: “Io sono un medico e difendo la vita. E proprio per rispetto alla vita umana, toglierei un’appendice incancrenita da un corpo malato. L’ebreo è l’appendice incancrenita nel corpo dell’umanità”. A quei tempi era facile operare simili distinzioni, così come del resto già accadeva nei confronti di neri, pellerossa, orientali ecc… Oggi il concetto razziale è stato accantonato. L’idea che gli ebrei abbiano caratteristiche genetiche distinte è ancora presente ma nella nostra cultura sarebbe impossibile impostare una campagna di odio e di discriminazione su queste basi.

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L’antisemita moderno deve quindi elaborare un concetto che parli di lobby ebraica, piuttosto che di razza ebraica. La lobby così formulata comprende tutti gli individui che hanno origini e parentele ebraiche, e che occupano posizioni più o meno significative nel mondo dell’economia, della politica, della cultura ecc.. L’idea proposta è quella di una rete capace di controllare o influenzare governi, media e istituzioni economiche, e che farebbe capo a Tel Aviv. Così individuato il “nemico”, l’antisemitismo propone a questo punto un’inversione della verità storica: l’Olocausto non è mai esistito, lo sterminio pianificato degli ebrei sarebbe una favola inventata di sana pianta dalla lobby allo scopo di influenzare l’opinione pubblica a proprio favore e ricattare i governi. Così gli antisemiti trasformano le vittime in carnefici, e i carnefici in vittime. Né più, né meno, di quanto fanno i complottisti che sostengono che gli americani si sarebbero auto-inflitti gli attentati del 2001 addossandone la colpa ai poveri e innocui fondamentalisti islamici di Al-Qaeda.Non è un caso, del resto, che quasi sempre i complottisti siano anche negazionisti, e viceversa. Negare l’Olocausto è un’assurdità: sarebbe come tentare di negare che ci sia stato un terremoto in Abruzzo o affermare che Garibaldi non è mai esistito. Decine di milioni di persone hanno vissuto l’Olocausto, decine di migliaia lo hanno posto in essere. Testimonianze e confessioni sono innumerevoli. Poi ci sono documenti, immagini, riprese video, strutture… Tuttavia i negazionisti fanno affidamento sul fatto che tanta gente sa dell’Olocausto solo ciò che ha letto in poche righe su un qualsiasi testo scolastico di storia, e sul diffuso convincimento che – in presenza di teorie contrastanti - “la verità sta nel mezzo”. A questo proposito, tornano molto utili le posizioni di coloro che non negano apertamente l’Olocausto, ma si industriano per limare verso il basso la sua entità. Prima tagliando qualche milione di morti, e poi attribuendo le altre vittime alle condizioni nei “campi di lavoro”, a malattie ed epidemie. Taglia qui, spunta là, alla fine concludono che sarebbero stati ben pochi gli ebrei effettivamente uccisi, vittime di qualche ufficiale che avrebbe agito per iniziativa personale, episodi non dissimili dai tanti altri registrati in quella guerra.

LIBERTA’Libertà di espressione e di pensiero? E’ sotto questa bandiera che i negazionisti rivendicano il diritto di esprimere le proprie idee. Ma c’è anche tanta gente che sostiene questo diritto, pur non condividendo (almeno a parole) le loro idee. Si deve convenire che in un paese libero e democratico ognuno ha il diritto di esprimere il proprio pensiero. Il nocciolo della questione, infatti, è un altro: questo diritto si estende anche alla possibilità di mentire e contraffare le prove, allo scopo di sostenere e propagandare le proprie opinioni? Questo diritto si estende anche alla possibilità di lanciare gravissime accuse senza uno straccio di prova? I negazionisti accusano governi, storici, testimoni (vittime comprese) di aver mentito, di aver prodotto documenti falsi, di aver giudicato e condannato (e giustiziato) persone che non avevano commesso alcun crimine.

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Non solo ignorano le prove che li smentiscono, ma ne producono di false a sostegno delle proprie affermazioni. Ad esempio David Irving, uno dei più noti negazionisti contemporanei, non ha esitato ad alterare il testo di un appunto scritto da Himmler nel 1941. La frase originale era: “Verwaltungsführer der SS haben zu bleiben”. Letteralmente: “I comandanti delle SS devono rimanere al loro posto”. Nei libri di Irving quella frase è trascritta sostituendo “haben” con “juden” (ebrei), e quindi diventa un “Ai comandanti delle SS, ebrei al loro posto” per cui (con un po’ di interpretazione creativa) il significato di quella frase finisce per trasformarsi in: “I comandanti delle SS devono lasciare gli ebrei lì dove sono”. E questo, secondo Irving, sarebbe un ordine di non deportare gli ebrei. La libertà di espressione dà il diritto di mentire in questo modo su argomenti così sensibili? E’ interessante notare che proprio David Irving ha intentato una causa contro un autore che aveva criticato le sue posizioni. In altre parole Irving pretende di poter dire e scrivere di tutto in nome della libertà di espressione delle proprie idee, ma allo stesso modo pretende che sia condannato chi contesta le sue affermazioni. L’azione legale di Irving fu subdola: egli infatti la esercitò presso una corte inglese, ben sapendo che in Inghilterra – in questi casi – l’onere della prova non ricade sull’accusa ma sulla difesa. Gli andò male ugualmente, i giudici inglesi sentenziarono che Irving aveva torto e che aveva effettivamente falsificato e manipolato fatti e documenti. David Irving è stato poi condannato da un tribunale austriaco a tre anni di reclusione, proprio a causa delle sue posizioni negazioniste. Questa sentenza ha fatto molto discutere, specialmente in previsione che vari paesi europei, tra cui l’Italia, possano adottare normative penali mirate a reprimere il negazionismo dell’Olocausto. Qualunque sia l’opinione di ciascuno in ordine all’opportunità di contrastare per legge l’attività propagandistica dei negazionisti, la giornata della memoria del 27 gennaio svolge una funzione fondamentale per stimolare la riflessione su quella tragedia e difendere la verità storica.

John B (John)

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