venerdì 30 luglio 2010

AMERICA LATINA: 10 MILIONI DI POVERI E SEMPRE PIÙ DISEGUALE

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 Povertà senza vie d'uscita? (Credits: Ignacio Sanz by Flickr)

Dieci milioni di poveri (con un reddito inferiore a 1,25 dollari al giorno) in più in America Latina. Questo il bilancio fatto in Messico dal direttore della Banca Mondiale Robert Zoellick che ha registrato negli ultimi 20 anni un grande miglioramento nella lotta alla povertà in paesi come Brasile, Cina e India ma anche un totale di 60 milioni di nuovi poveri in tutto il mondo.
Tra i Paesi in cui la situazione è più critica c’è in testa il Messico che, secondo il ministro dell’economia Ernesto Cordero, conta oltre la metà di tutti i nuovi poveri del continente di cui fa parte. Riceverà presto dalla Banca Mondiale 800 milioni di dollari per nuovi progetti di sviluppo, infrastrutture, educazione e trasporti.
Resta poi aperto quello che per l’America Latina è ancora oggi il problema principale, ovvero quello della diseguaglianza tra classi sociali, calcolato con l’indice di Gini dal Programma Onu per lo Sviluppo (Undp): dei 15 Paesi al mondo con la distribuzione della ricchezza più diseguale, ben 10 appartengono al continente latinoamericano o ai Caraibi.
La Bolivia è lo Stato con il maggior contrasto del pianeta tra ricchi e poveri, assieme a Madagascar e Camerun. Seguono Haiti, Sudafrica, Tailandia, Ecuador e Brasile, con una diseguaglianza tra classi sociali superiore a quella dell’Uganda. Nei top 15 anche Honduras, Panama, Paraguay, Cile, Colombia e Guatemala.
paolo.manzo
Le cause della diseguaglianza la­tinoamericana sono strutturali. «La prima è la politica fiscale. Il sistema retributivo si basa in gran parte (il 9, 4 per cento) su impo­ste indirette al consumo, invece che sul reddito, come in Europa e negli Stati Uniti. In questo mo­do, grava con forza sulle classi più povere e favorisce i ricchi. Ec­co perché la riforma fiscale è un nodo chiave per ridurre la di­sparità sociale. Finora solo l’U­ruguay ha preso dei provvedi­menti. Il Cile ne sta discutendo ma il resto del Continente non ha ancora affrontato la questio­ne», aggiunge Luis Felipe Lopez Calva, econo­mista e responsabile per l’Ame­rica Latina dell’Undp. A questo, si aggiunge la difficoltà dei governi di «regolare» ovvero di fornire a chi non può pagare i servizi sociali di base: acqua, e­lettricità, alloggio e soprattutto i­struzione di qualità. «Ampliare l’educazione e migliorarne gli standard è l’altro cardine per combattere la disuguaglianza. Il caso brasiliano è emblematico», prosegue l’economista. Negli ul­timi otto anni, il governo Lula ha mandato a scuola quel 20 per cento di bambini che era esclu­so dal sistema. La disuguaglian­za è caduta di quasi una soglia a­naloga, pur mantenendo livelli alti. Il Brasile è, inoltre, la nazio­ne, insieme al Cile e Perù, che maggior progressi sta facendo nel ridurre le differenze di reddi­to. «A preoccupare è, invece, il caso del Costa Rica. È uno dei Paesi più “egualitari” della regio­ne eppure le disparità stanno crescendo sempre più negli ulti­mi anni», sostiene Lopez Calva. Sulla stessa scia, anche l’Hondu­ras.

1 commento:

Roby Bulgaro ha detto...

Penso seriamente che anche in Italia si sia sulla strada giusta: quella del divario sociale. La diseguaglianza che porta alle catastrofi umane. La piaga principale da combattere per avere uno stato sociale equo... Roba che la politica manco ci pensa! (salvo pochissime eccezioni)

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