lunedì 15 giugno 2009

IL RAÏS معمر القذافي, MUʿAMMAR AL-QADHDHĀFĪ, L’ANTICOLONIALISTA


Grande accoglienza, grande show per l’incontro, detto, storico fra due paesi, Jamāhīriyya e Berlusconia. La lotta è stata dura, il confronto anche: veline contro amazzoni. Alla fine ha vinto ciò che ci conviene: il petrolio e il gas libico e ci siamo prostrati, tranne qualche fugace nota di indignazione ( vedi Fini) ai piedi del dio mercato, incarnato, in questo caso da un dittatore.
Visita ufficiale in Italia per il leader libico Muammar Gheddafi. Giorni di contestazioni, dopo quelle della società civile, dei parlamentari, degli studenti e delle donne; giorni di show, dopo la tenda a Villa Pamphili, le amazzoni, le tante provocazioni. Dalla foto di Omar al Mukhtar puntata sulla giacca al suo arrivo a Roma, alla denigrazione del partitismo (un aborto della democrazia); dal paragone tra Stati Uniti e Bin Laden, alla richiesta di altri soldi per bloccare i flussi migratori.

Venerdì è stato il primo vero giorno di affari, grazie all'incontro con la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e gli imprenditori italiani, durante il quale Gheddafi ha promesso all'Italia quello di cui il nostro paese ha bisogno "un accesso favorito alle risorse petrolifere della Libia", dato che Roma è il primo partner commerciale della Libia.


D'altra parte, gli interessi libici in Italia non fanno che crescere: venerdì mattina il colonnello ha incontrato nella sede romana di Confindustria la presidente Emma Marcegaglia e un gruppo di imprenditori, tra cui l'amministratore delegato di Ferrovie, Mauro Moretti, quello di Unicredit Alessandro Profumo e l'ad di Enel Fulvio Conti. Nei mesi scorsi infatti Tripoli aveva manifestato l'intenzione di investire nell'aumento di capitale lanciato da Enel per 8 miliardi di euro. Anche in Eni Tripoli vorrebbe aumentare il capitale, che potrebbe salire dall'1 al 5%.


Proteste contro Gheddafi

Una richiesta che non dà però una risposta alle pesanti critiche degli studenti e della società civile sul trattamento dei migranti e dei rifugiati in Libia (quasi ignorando, tra l'altro, la repressione e la mancanza di libertà nella stessa Libia). Secondo il leader libico i migranti non meritano aiuto perché non sono rifugiati, ma inseguono solo il sogno di una vita più agiata, una visione che si sposa perfettamente con quella del governo e del pacchetto sicurezza, dichiarato incostituzionale anche dal Consiglio superiore della Magistratura. La soluzione libica all'immigrazione è il denaro: Gheddafi invita a coprire di soldi gli stati africani (in molti casi guidati da regimi corrotti e illiberali), che si occuperanno di risolvere il problema.
Tra le tante affermazioni di Gheddafi sotto accusa, un tema ci sentiamo in dovere di sottolineare: il richiamo al passato colonialista dell'Italia e dell'Europa, avvertito come "fastidioso", perché "legato ad un passato ormai lontano". Ma con quel passato l'Africa, l'America latina e l'Asia continuano a fare i conti. Gheddafi ha infilato il dito in una piaga che gli italiani fingono di non vedere: il colonialismo fascista e le atrocità commesse dai nostri soldati. E la tesi che si tratti di una pagina ormai chiusa non regge: la richiesta di un risarcimento concreto, oltre che morale è sacrosanta. La proposta è stata avanzata dallo stesso Gheddafi nel corso del suo intervento all'Università la Sapienza a Roma: i leader del G8 affinché si scusino per il loro passato colonialista e risarciscano i popoli colonizzati, che non sono poveri ma "impoveriti".

Leggi articoli correlati: http://schiavieservi.blogspot.com/search/label/libia

L'approfondimento di Nigrizia:

Gheddafi il colonizzatore, Riccardo Barlaam, Nigrizia di dicembre 2008
Omar al Mukhtar, credente e stratega, Angelo del Boca, Nigrizia di aprile 1998
Il Gheddafi che non ti aspetti, Andrea Semplici, Nigrizia di aprile 1998

Sulla visita di Gheddafi in Italia:

Libia e Italia: il lontano presente, 12 giugno
"Lifting" di immagine per Gheddafi, 10 giugno
Io non respingo, 9 giugno


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