domenica 28 dicembre 2008

Come superare la crisi...

Secondo Berlusconi «l'importante è essere ottimisti e far sì che questa annunciata crisi non sia terribile, ma sia una cosa che tutti insieme possiamo superare e bene. E per fare questo dobbiamo avere fiducia e dobbiamo continuare nel nostro stile di vita e casomai aiutare chi può meno».
Roma, 27 dic. - (Adnkronos) - "Siamo in contatto con i responsabili europei, non c'e' una ragione vera che possa determinare una crisi profonda. L'unica cosa che puo' determinare un calo della produzione e la crisi delle aziende e' il calo dei consumi. Quindi e' il cane che si morde la coda. Ho cercato di spiegare che con l'inflazione cresce il potere d'acquisto". Lo dichiara il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi parlando con i giornalisti a Palazzo Grazioli.

"Poi certo -ammette il Cavaliere- in tempi di crisi magari ci si pensa su a comprare l'auto, tanto che il settore dell'auto e' quello che soffre di piu' perche' non e' un bene necessario. Questa crisi l'ho vissuta anche in famiglia, mio figlio Luigi ad esempio con i suoi risparmi voleva cambiare l'auto per prenderne una meno veloce ma, dato i tempi, ci ha ripensato".



Propongo una colletta.

Quest'uomo vi prende per il culo e voi italiani lo

lasciate fare.


Berlusconi e la propensione al consumo
di Ruggero Paladini




“Nelle ultime settimane il Presidente del Consiglio ha più volte esortato gli italiani alla spesa, riscoprendo, senza saperlo, il noto thrift paradox di Keynes, secondo il quale se, all’inizio di una fase recessiva, tutti si mettono a risparmiare di più (per precauzione), il processo (de)moltiplicativo porterà al risultato di avere un livello di reddito aggregato più basso ed anche un livello di risparmio aggregato più basso.
Purtroppo per Berlusconi dall’ultimo Bollettino Economico della Banca d’Italia non arrivano buone notizie; dopo tre anni di diminuzione della propensione al risparmio, nel primo semestre 2008, a fronte di un aumento dello 0,5% del reddito disponibile reale, le famiglie hanno diminuito, sia pur di poco (-0,3%), i consumi; dunque la propensione al risparmio è cresciuta di un 5%, riportandosi sul 15%.
Possiamo escludere l’ipotesi che le famiglie italiane vogliano fare un dispetto al Presidente del Consiglio; in realtà il comportamento non è nuovo. L’Italia in passato era un paese ad alta propensione al risparmio, che trovava varie spiegazioni: il ciclo vitale di Modigliani, quando il Pil cresceva a tassi alti; un mercato del credito poco fluido, che rendeva costoso il credito al consumo, una quota elevata di lavoratori autonomi che provvedevano “da sé” al risparmio previdenziale. Da metà degli anni ottanta la propensione incomincia a ridursi; nella seconda metà degli anni novanta la propensione al risparmio italiana si porta a livello di quella di Francia e Germania; si tratta di anni in cui la crescita economica è (relativamente) buona.




Con il rallentamento degli anni duemila la propensione tende ad aumentare fino al 2004, per poi scendere di nuovo fino al 2007; si noti nella Tabella II che le variazioni percentuali sono nel nostro paese nettamente maggiori di quelle degli altri due grandi paesi europei. Ad esempio nel periodo 200-2004 anche in Francia e Germania la propensione al risparmio aumenta, ma in misura molto più contenuta che in Italia.

Tabella II




L’Italia presenta quindi un andamento pro-ciclico della propensione al risparmio, invece che anti-ciclico; un andamento anti-ciclico, come quello ipotizzato dalle funzioni del consumo keynesiane o del ciclo vitale, sarebbe certamente di aiuto in questa fase recessiva, ma purtroppo dobbiamo rassegnarci all’idea che la quota dei consumi sul reddito disponibile fletta anche l’anno prossimo.
Come spiegare questo comportamento? Il quale non è nuovo per il nostro paese; già nella fase recessiva dei primi anni novanta vi era stata una caduta dei consumi che aveva aggravato la recessione del 1993; in un articolo
[1] di dieci anni fa Valeria De Bonis e lo scrivente hanno cercato di vedere se il comportamento della propensione al risparmio fosse spiegabile, in via principale, sulla base dell’andamento del deficit pubblico (c.d. teoria ricardiana dell’equivalenza tra debito ed imposta). La risposta è stata: solo in parte. L’aumento del deficit pubblico può spingere a risparmiare di più in vista di maggiori tasse future (o minori trasferimenti), ma non sembra questa la spiegazione principale. Ad esempio nella seconda metà degli anni novanta nel nostro paese il deficit si riduce, e la propensione al risparmio cala, poi nei primi anni duemila il deficit aumenta ed aumenta anche la propensione; questo è in linea con l’ipotesi ricardiana, ma poi nel periodo 2004-2006, quando il debito pubblico comincia a risalire, la propensione scende di un punto (la discesa continua nel 2007, quando la manovra del governo Prodi ha preso le misure necessarie per far scendere di nuovo il rapporto debito-Pil).
E’ più probabile che il fenomeno sia connesso con alcune caratteristiche del nostro paese, cioè il basso livello degli ammortizzatori sociali – sia per copertura che per livello delle prestazioni della cassa integrazione, della mobilità e degli assegni di disoccupazione – per i lavoratori dipendenti, nonché la presenza strutturale del piccolo commercio, dell’artigianato e di altri settori di piccola impresa. Quando l’economia volge al peggio, la preoccupazione per la perdita del posto di lavoro, o per la crisi dell’azienda spingono le famiglie a risparmiare di più.
Se così stanno le cose, allora la principale misura da prendere dovrebbe riguardare proprio gli ammortizzatori sociali, concentrando le risorse in quella direzione; la misura sarebbe certamente più efficace degli appelli televisivi del premier. “

[1] V. De Bonis e R. Paladini, “Fiscal Adjustments in Europe and Ricardian Equivalence”, BNL Quarterly Review, September 1998.





Dimenticavo che l'"OTTIMISTA" ci ha regalato la SocialCard per i non abbienti





Scusate se è poco, con questa sono potuti andare in pizzeria a mangiare 3 pizze.

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