Visualizzazione post con etichetta alex zanotelli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta alex zanotelli. Mostra tutti i post

lunedì 7 marzo 2011

APPELLO LIBIA

La Libia sta sprofondando in una paurosa guerra civile. La dittatura di Gheddafi, che dura da 41 anni, sta mostrando il suo vero volto, disumano e feroce. “I manifestanti sono ratti, - ha detto il rais, nel suo discorso televisivo del 21 febbraio - pagati dai servizi stranieri. Una vergogna per le loro famiglie e le loro tribù. Andate a sterminarli!” Invitava così i suoi soldati , i suoi fedeli e le migliaia di mercenari africani  a sterminare i ‘rivoltosi’. Si parla ormai di oltre diecimila persone massacrate in questa tragica repressione ordinata da uno dei più spietati dittatori d’ Africa. Eppure i manifestanti libici chiedono solo pane, dignità e democrazia (seguendo l’esempio dei tunisini e poi degli egiziani).

clip_image001

Infatti, nonostante le immense ricchezze finanziarie derivanti dal  petrolio, la disoccupazione giovanile è arrivata al 30%. Si stima che 70 miliardi di dollari siano finiti nelle tasche del dittatore, di cui 1,1 miliardo sono investiti nella nostra banca  Unicredit.Un abisso tra pochi ricchissimi e moti poveri. Per di più, il popolo libico non ha mai sperimentato la democrazia, nonostante il linguaggio rivoluzionario e populista di Gheddafi e del suo “Libro Verde”.
La conseguenza è tragica: la Libia , oggi, invece che ‘verde’ è diventata ‘rossa’ con il sangue dei suoi figli massacrati.
Davanti a questa tragedia noi italiani dobbiamo chiederci quali siano le nostre responsabilità. Noi siamo profondamente legati alla Libia sia perché siamo quasi vicini di casa, sia perché abbiamo colonizzato quel paese. Un colonialismo brutale il nostro, soprattutto in Cirenaica dove Omar-el-Mukhtar (“il leone del deserto”), ha guidato la resistenza contro il nostro esercito. Non possiamo dimenticare che noi italiani abbiamo impiccato o fucilato , in quel periodo, almeno 100.000 libici su una popolazione di 900.000 abitanti: un vero e proprio genocido! Quando Gheddafi salì al potere,  pretese che l’Italia pagasse quel debito coloniale. Fu il governo Berlusconi a pagarlo: 5 miliardi di euro con la condizione che la Libia bloccasse l’immigrazione africana. Il 5 gennaio 2009 il Senato italiano ha approvato il trattato di amicizia italo-libico. Come ha potuto l’Italia firmare un trattato con un dittatore come Gheddafi che non rispetta i diritti umani? Basterebbe vedere quello che Gheddafi ha fatto agli immigrati respinti dall’Italia e da lui rimandati poi a morire o nel deserto o nei loro paesi.
Adesso il nostro paese si trova a fronteggiare una duplice invasione sia degli immigrati africani intrappolati in Libia che tentano di nuovo la traversata sia dei profughi libici che scappano dalla loro patria in fiamme. E del loro inferno siamo in parte responsabili perché abbiamo armato fino ai denti il rais libico. Difatti, molti degli elicotteri che sono stati usati per uccidere i manifestanti sono stati importati dall’Italia. Nel 2009 le esportazioni belliche italiane in Libia hanno raggiunto una cifra incredibile:112 milioni di euro. Nei due anni 2008-2009, abbiamo esportato  in Libia armi  per oltre 205 milioni di euro, con la Finmeccanica che ha fatto la parte del leone(ricordiamoci che la Libia è diventata la seconda azionista della Finmeccanica).
Per questo chiediamo:
  • accoglienza per tutti quelli che fuggono da questa guerra;
  • di fare pressione sul nostro governo affinché sospenda il trattato di amicizia italo-libica ;
  • di sospendere la vendita di armi alla Libia e a tutti i paesi del Nord-Africa (come già proposto dai governi inglese, francese e tedesco);
  • che la UE non eriga un muro di navi militari in mezzo al mare per bloccare gli immigrati in arrivo;
  • che il nostro governo e la Ue si prodighino a far sì che in Libia possa finalmente trionfare la democrazia, il rispetto dei diritti umani e la pace.
  Napoli, 24/02/2011                                                                               Alex Zanotelli

lunedì 25 ottobre 2010

NEMMENO UN EURO PER CHI MUORE DI FAME.

E' una politica di affari

Il missionario comboniano commenta la cancellazione del debito di Antigua. «E i paesi poveri? L’Italia non ha dato niente per Global Fund, e la gente muore».

clip_image002

Una vergogna ma non una sorpresa. Perché la cancellazione del debito al “paradiso fiscale” di Antigua è l’ennesima riprova di quali siano il connotato fondante della politica estera italiana: una politica di affarismi.
A denunciarlo è Padre Alex Zanotelli, tra le figure più rappresentative del pacifismo italiano. «Se c’era un Paese a cui il debito doveva essere subito cancellato - rimarca Padre Zanotelli – quel Paese era Haiti. Invece abbiamo aspettato il terremoto per farlo». Quello di Zanotelli è un lucido, appassionato, argomentato j’accuse: «L’Italia - dice a l’Unità - disatteso gli impegni che si era assunto nell’ambito del Global Fund. Non abbiamo dato nulla, nulla...Ciò significa che abbiamo condannato a morte milioni di persone. Pensiamo solo all’Aids: solo in Africa ci sono 38 milioni di malati terminali. Per loro non abbiamo fatto nulla. Per Antigua invece...». Di fronte a questo scempio di diritti, di dignità, di vita, vale quanto Alex Zanotelli afferma nel suo libro «Inno alla vita» (EMI): «Dalle favelas del Brasile alle baraccopoli di Nairobi è il grido dei poveri che ci spinge a parlare. È la loro sete di vita che ci spinge a denunciare questo sistema di morte...È fondamentale il recupero della rabbia, dell’indignazione per l’assurdità in cui viviamo...». Il debito cancellato al paradiso fiscale caro al Cavaliere è parte di questa «assurdità».
L’Italia, maglia nera per le inadempienze in campo internazionale, nel 2004, ha cancellato la quasi totalità del debito estero del «paradiso fiscale» di Antigua ....
«Questa è una bruttissima storia, una vergogna...Ma è l’intera storia del debito ad essere gravissima. Nel 2000 il Parlamento, all’unanimità, decise la remissione del debito estero ai Paesi poveri. Dopo 10 anni di quel proposito se ne è realizzato nemmeno il 50%. Altro che Antigua: il debito andava rimesso soprattutto a quei Paesi su cui pesava maggiormente. A chi per pagare il debito non realizzava scuole, ospedali, infrastrutture, servizi sociali... Se c’era un Paese a cui il debito doveva essere subito cancellato, quel Paese era Haiti. Invece abbiamo aspettato il terremoto per farlo...»
Di cosa è paradigmatica la vicenda del debito che l’allora governo Berlusconi III decise di cancellare quasi al 90%?
«Questa brutta storia rivela quali siano le priorità della politica estera italiana. Noi non abbiamo più fondi per la cooperazione, l’Italia ha dato la priorità verso i Paesi impoveriti non alla cooperazione ma al business. L’imperativo è fare affari. È una politica estera di affarismi.... A proposito di scelte vergognose: quella di Antigua non è la sola...»
Quale altra vergogna andrebbe rimarcata?
«Penso al sostegno che l’Italia sta dando al regime eritreo, un regime ferocemente dittatoriale. Nonostante le denunce di tutte le più importanti associazioni umanitarie, l’Italia continua a fare affari con un Paese come l’Eritrea. In politica estera siamo andati di male in peggio. Non a caso si chiama ministero degli “Affari” esteri...»
Cos’altro denunciare?
«L’elenco sarebbe lunghissimo. Ma c’è una cosa che va gridata alta e forte. Su cui andrebbe praticato il diritto-dovere all’indignazione: l’Italia ha disatteso gli impegni che si era assunto nell’ambito del Global Fund. Non abbiamo dato nulla, nulla...Ciò significa che abbiamo condannato a morte milioni di persone. Pensiamo solo all’Aids: solo in Africa ci sono 38 milioni di malati terminali. Per loro non abbiamo fatto nulla. Per Antigua invece...»

Tratto da:
l'Unità

mercoledì 14 ottobre 2009

LA PROPOSTA DI SEZANO

PER L’ACQUA NELL’AGENDA DEI NEGOZIATI DI COPENHAGEN
SUL CAMBIAMENTO CLIMATICO

acqua

Noi, cittadini abitanti in Italia, espressione di credenze religiose e tradizioni morali diverse,

- accomunati dalla condivisione del grande valore del diritto universale ad una vita umanamente e socialmente dignitosa per tutti,
- nel rispetto del grande patrimonio comune costituito dall’insieme di tutte le specie viventi,
- convinti che é venuto il tempo, per l’Umanità, di concretizzare il “buon vivere insieme” a livello globale e planetario, condividendo, a tal fine, la consapevolezza che l’acqua rappresenta oggi il campo di vita più critico e più strutturante del divenire dell’Umanità,

CHIEDIAMO

1. che la problematica dell’acqua sia inclusa, in quanto tale, nell’agenda dei negoziati della Conferenza di Copenhagen (COP 15). Il più grande negoziato mondiale in corso sul divenire dell’Umanità e della vita del pianeta non può essere centrato soltanto sui problemi energetici. Per più di tre miliardi di esseri umani il problema principale oggi é l’alimentazione, l’accesso all’acqua, la salute. Un accordo sul clima deve includere anche l’acqua, la terra, la salute.
2. che il “Trattato di Copenhagen” approvi il principio di dare il via ai lavori di definizione e di approvazione di un Protocollo Mondiale sull’Acqua da definire nel periodo 2010-2012. Le basi scientifiche e tecniche necessarie per tale Protocollo esistono grazie all’immenso lavoro compiuto dalle Agenzie delle Nazioni Unite nel corso degli ultimi 30 anni sul piano delle conoscenze, analisi, dati, strumenti di misurazione e di valutazione, esperienze concrete.
3. che la Conferenza di Copenhagen riconosca l’urgenza di un Patto Mondiale per l’Acqua da porre sotto l’egida delle Nazioni Unite, concretizzato nel Protocollo, sottolineando a tal fine la necessità per la Comunità internazionale di disporre di uno strumento efficace di azione e di cooperazione mondiale quale una “United Nations Water Authority”, dotata di autonomia nei confronti dei grandi interessi economici, finanziari e commerciali privati e dei paesi più forti nel campo dell’acqua.
Promotori, vedi elenco - Allegato, per saperne di più

Per SOTTOSCRIVERE La proposta di Sezano compila il form vai>>

Alex Zanotelli: IL GRANDE RIFIUTO

Il Consiglio dei Ministri approva delle modifiche alla legge 133 utili alla completa privatizzazione dell'acqua

"Non avrei mai immaginato che il paese di Francesco d’ Assisi (Patrono d’Italia) che ha cantato nelle sue Laudi la bellezza di “sorella acqua” diventasse la prima nazione in Europa a privatizzare l’acqua!
Giorni fa abbiamo avuto l’ultimo tassello che porterà necessariamente alla privatizzazione dell’acqua. Il Consiglio dei Ministri , infatti, ha approvato il 9/09/2009 delle “Modifiche” all’articolo 23 bis della Legge 133/2008 . Queste “Modifiche” sono inserite come articolo 15 in un Decreto legge per l’adempimento degli obblighi comunitari. Una prima parte di queste Modifiche riguardano gli affidamenti dei servizi pubblici locali , come gas, trasporti pubblici e rifiuti. Le vie ordinarie- così afferma il Decreto- di gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica è l’affidamento degli stessi, attraverso gara, a società miste, il cui socio privato deve essere scelto attraverso gara, deve possedere non meno del 40% ed essere socio” industriale”. In poche parole questo vuol dire la fine delle gestioni attraverso SPA in house e della partecipazione maggioritaria degli enti locali nelle SPA quotate in borsa.
Questo decreto è frutto dell’accordo tra il Ministro degli Affari Regionali, Fitto e il Ministro Calderoli. E questo grazie anche alla pressione di Confindustria per la quale in tempo di crisi, i servizi pubblici locali devono diventare fonte di guadagno. E’ la vittoria del mercato, della merce, del profitto.
Cosa resta ormai di comune nei nostri Comuni? E’ la vittoria della politica delle privatizzazioni , oggi, portata avanti brillantemente dalla destra . A farne le spese è sorella acqua . Oggi l’acqua è il bene supremo che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici, sia per l’incremento demografico.
Quella della privatizzazione dell’acqua è una scelta politica gravissima che sarà pagata a caro prezzo dalle classi deboli di questo paese, ma soprattutto dagli impoveriti del mondo( in milioni di morti per sete!) Ancora più incredibile per me è che la gestione dell’acqua sia messa sullo stesso piano della gestione dei rifiuti!

Questa è la mercificazione della politica!

Siamo anni luce lontani dalla dichiarazione del Papa Benedetto XVI nella sua recente enciclica Caritas in veritate dove si afferma che l’”accesso all’acqua” è” diritto universale di tutti gli esseri umani senza distinzioni e discriminazioni”. Tutto questo è legato al “diritto primario della vita”.
La gestione dell’acqua per il nostro Governo è assimilabile a quella dei rifiuti! Che vergogna! Non avrei mai pensato che la politica potesse diventare a tal punto il paladino dei potentati economico-finanziari.

E’ la morte della politica!

Per cui chiedo a tutti di:

-protestare contro questa decisione del governo tramite interlocuzioni con i parlamentari, invio di e.mail ai vari ministeri…-
-chiedere ai parlamentari che venga discussa in Parlamento la Legge di iniziativa popolare per una gestione pubblica e partecipata dell’acqua, che ha avuto oltre 400mila firme e ora ‘dorme’ nella Commissione Ambiente della Camera;
-chiedere con insistenza alle forze politiche di opposizione che dicano la loro posizione sulla gestione dell’acqua e su queste Modifiche alla 23 bis;-premere a livello locale perché si convochino consigli comunali monotematici per dichiarare l’acqua bene comune e il servizio idrico “privo di rilevanza economica”;
-ed infine premere sui propri consigli comunali perché facciano la scelta dell’Azienda Pubblica Speciale a totale capitale pubblico: è l’unica strada che ci rimane per salvare l’acqua. Sarà solo partendo dal basso che salveremo l’acqua come bene comune, come diritto fondamentale umano e salveremo così anche la nostra democrazia.

E’ in ballo la Vita perché l’Acqua è Vita."

LinkWithin

Blog Widget by LinkWithin