mercoledì 26 maggio 2010

LA STORIA DI HAITI È LA STORIA DEL RAZZISMO DELLA CIVILTÀ OCCIDENTALE

clip_image001

La democrazia di Haiti è nata pochissimo tempo fa. Nel suo breve tempo di vita questa creatura affamata e malaticcia non ha ricevuto altro che schiaffi. Era appena nata quando, nel Natale del 1991, è stata uccisa dal colpo militare del generale Raoul Cedras. Tre anni più tardi, è resuscitata. Dopo aver nominato e deposto tanti dittatori militari, gli Stati Uniti hanno deposto e poi rimesso al suo incarico il presidente Bertrand Aristide, che era stato il primo governante eletto dal voto popolare in tutta la storia di Haiti e che aveva avuto la pazza idea di volere un paese meno ingiusto.
Il voto e il veto
Per cancellare i segni della partecipazione statunitense nella dittatura sanguinosa del generale Cedras, i marines hanno portato via 160.000 pagine dagli archivi segreti. Aristide è tornato in catene. Gli hanno dato il permesso di riprendersi il governo, ma gli hanno interdetto il potere. Il suo successore, René Preval, ha ottenuto quasi il 90% dei voti, ma più potere di Preval ha qualsiasi piccolo capo di ultima categoria del Fondo Monetario o della Banca Mondiale, anche se il popolo haitiano non li ha eletti con nemmeno un unico voto.
Più che il voto può il veto. Il veto alle riforme: ogni volta che Preval, o qualcuno dei suoi ministri, chiedeva dei prestiti internazionali per dare pane agli affamati, lettere agli analfabeti o terra ai contadini, non riceveva alcuna risposta, oppure rispondevano col seguente ordine:
– Studia il compito per casa! – E siccome il governo di Haiti non ha mai imparato quello che si deve fare, e cioè, smantellare i pochi servizi pubblici ancora rimasti (gli ultimi poveri aiuti a uno dei popoli più abbandonati del mondo) i professori considerano l'esame fallito.
L'alibi demografico
Alla fine dell'anno scorso, quattro deputati tedeschi hanno visitato Haiti. appena arrivati, la miseria del popolo gli ha ferito gli occhi. L’allora ambasciatore in Germania gli ha spiegato, a Porto Principe, qual era il problema.
– Questo è un paese super popolato, disse lui. La donna di Haiti lo vuole sempre e l'uomo haitiano è sempre disponibile.
E si è messo a ridere. I deputati sono stati zitti. Quella sera, uno di loro, Winfred Wolf, ha consultato i numeri. E ha verificato che Haiti, come El Salvador, è il paese più popolato delle Americhe, è quasi altrettanto popolato come la Germania: ha quasi la stessa quantità di abitanti per chilometro quadrato.
Durante i suoi giorni ad Haiti, il deputato Wolf non è stato colpito solo dalla miseria, ma è rimasto meravigliato anche dalla capacità di produrre bellezza dei pittori popolari. Ed è arrivato alla conclusione che Haiti è super popolata di... artisti.
In realtà, l'alibi demografico è più o meno recente. Fino a qualche anno fa, le potenze occidentali parlavano più chiaramente.
La tradizione razzista
Gli Stati uniti all’inizio del 1915 invasero e governarono il paese fino al 1934, e si ritirarono solo quando avevano già raggiunto i loro due obiettivi: riscattare i debiti con la Citybank e cancellare l'articolo costituzionale che vietava di svendere le terre agli stranieri. Allora Robert Lansing, segretario di Stato, giustificò una lunga e feroce occupazione militare spiegando che la razza nera è incapace di governare se stessa, che ha "una tendenza intrinseca alla vita selvaggia e un'incapacità fisica per la civiltà".
Uno dei responsabili dell'invasione, William Philips, aveva nutrito anni prima un'idea sagace: "questo è un popolo inferiore, incapace di conservare la civiltà che gli avevano lasciato i francesi".
Haiti è stata la perla della corona, la colonia più ricca della Francia: una grande fattoria di zucchero, con manodopera schiava. Nello Spirito delle leggi, Montesquieu aveva spiegato senza esitazioni: "lo zucchero sarebbe troppo caro se non fossero gli schiavi a produrlo con il loro lavoro. I cosiddetti schiavi sono neri dalla testa ai piedi e hanno il naso così schiacciato che è quasi impossibile avere pietà di loro. È impensabile che Dio, che è un essere molto saggio, abbia messo un’anima, e soprattutto una buona anima, in un corpo interamente nero".
L'umiliazione imperdonabile
Nel 1803 i neri di Haiti hanno dato una lezione alle truppe di Napoleone Bonaparte e l'Europa non ha mai perdonato quest’umiliazione inflitta alla razza bianca. Haiti è stato il primo paese libero delle Americhe. Gli Stati uniti avevano conquistato la loro indipendenza prima, ma c'erano mezzo milione di schiavi a lavorare nelle piantagioni di cotone e di tabacco. Jefferson, che era proprietario di schiavi, diceva che tutti gli uomini sono uguali, ma diceva anche che i neri sono stati, sono e saranno inferiori.
La bandiera degli uomini liberi si è alzata sulle rovine. La terra di Haiti è stata devastata dalla monocultura dello zucchero e distrutta dalla calamità della guerra contro la Francia, e un terzo della popolazione è morta nei combattimenti. Allora è iniziato il blocco. La nazione appena nata è stata condannata alla solitudine. Nessuno comprava da loro, nessuno vendeva a loro, nessuno li riconosceva.
Il delitto della dignità
Neanche Simon Bolivar, che era così coraggioso, ha avuto il coraggio di riconoscere diplomaticamente il paese negro. Bolivar aveva potuto iniziare nuovamente la sua lotta per l'indipendenza del continente americano, quando la Spagna l'aveva già sconfitto, grazie all'appoggio di Haiti. Il governo haitiano gli aveva consegnato sette navi e molte armi e soldati, con l'unica condizione che Bolivar liberasse gli schiavi, un’idea che non era venuta in mente al liberatore. Bolivar ha soddisfatto quest'impegno, ma dopo la sua vittoria, quando governava Gran Colombia, ha girato le spalle al paese che l'aveva salvato. E quando convocò le nazioni americane alla riunione di Panama, non invitò Haiti ma invitò l'Inghilterra. Gli Stati Uniti hanno riconosciuto Haiti soltanto sessant’anni dopo la fine della guerra d'indipendenza, mentre Etienne Serres, genio francese dell'anatomia, scopriva a Parigi che i neri sono primitivi perché hanno poca distanza tra l'ombelico e il pene. A questo punto, Haiti era già in mano alle dittature militari sanguinose, che destinavano le poche risorse del paese al pagamento del debito con la Francia. L'Europa aveva imposto ad Haiti l'obbligo di pagare alla Francia un indennizzo gigantesco, come forma di perdono per aver commesso il delitto della dignità.
La storia dell'assedio contro Haiti, che ai giorni nostri assume le dimensioni di una tragedia, è anche una storia di razzismo della civiltà occidentale.

Traduzione di Julio Monteiro Martins.

clip_image002
Eduardo Hughes Galeano (Montevideo, 3 settembre 1940) è un giornalista e scrittore uruguaiano i cui libri sono stati tradotti in molte lingue. Le sue opere trascendono i generi canonici in quanto combinano documentazione, narrazione, giornalismo, analisi politica e storia. L'autore stesso non si riconosce quale storico, dicendo: "Sono uno scrittore ossessionato dal ricordo, soprattutto dal ricordo del passato dell'America e, in particolare, dell'America Latina, terra amatissima condannata all'amnesia".
Eduardo Galeano

Nessun commento:

LinkWithin

Blog Widget by LinkWithin