venerdì 23 gennaio 2009

Strage di civili tamil

Bombe su campi-profughi, scuole e ospedali
L'offensiva dell'esercito governativo singalese contro l'ultima roccaforte della guerriglia separatista tamil, a Mullaitivu, si sta trasformando in una carneficina di civili, non diversa da quella provocata dall'operazione israeliana 'Piombo Fuso' a Gaza.
Almeno 89 civili uccisi in sei giorni. Nonostante i comandi militari di Colombo avessero garantito di non bombardare la zona tra Dharmapuram e Mullaitivu, dove sono concentrati oltre 250 mila sfollati tamil volontariamente rifugiatisi nell'ultimo lembo di territorio ancora in mano alle Tigri tamil (Ltte), l'artiglieria sta martellando da giorni proprio quest'area, colpendo villaggi, campi profughi e perfino l'unico ospedale del distretto, quello di Vallipunam, ospitato nei locali di un ex scuola-orfanotrofio femminile che era già stata bombardata nell'agosto del 2006 (allora morirono 53 bambine).
I razzi caduti mercoledì notte e giovedì mattina su questo ospedale hanno ucciso almeno cinque civili, tra medici e pazienti, ferendone altri quindici.
Le altre località colpite dall'artiglieria governativa negli ultimi giorni sono Visuvamadu, Thearaavil, Theavipuram, Udaiyaarkaddu, Chuthanthirapuram e Maanikkapuram.
Il bilancio provvisorio delle vittime civili degli ultimi sei giorni di bombardamenti, secondo le fonti mediche locali, è di almeno 89 morti, tra cui donne e bambini.
La Chiesa locale all'Onu: "Fermate i bombardamenti". Il disperato appello lanciato la scorsa settimana della Chiesa cattolica locale è rimasto completamente inascoltato. Nella loro lettera aperta al Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon, "i sacerdoti e i religiosi cattolici che servono la gente della regione di Wanni" (il nord dello Sri Lanka) chiedono di fermare "gli indiscriminati bombardamenti aerei e d'artiglieria su insediamenti civili" che "uccidono e mutilano ogni giorno bambini, madri e ragazzini", e che "non risparmiano nemmeno scuole, ospedali, luoghi di culto e altri obiettivi civili protetti dalla Convenzione di Ginevra", e denunciando "la grande tragedia umana" causata dallo "spietato embargo economico imposto sulla regione di Wanni" e dalla "cacciata delle Ong" che vi operavano.
Il clero cattolico di Wanni chiede all'Onu di fermare questa guerra, nata dalla "strutturale ingiustizia perpetrata per decenni dai governi della maggioranza singalese:
la veemente negazione dell'uguale dignità della popolazione tamil dello Sri Lanka".




1 commento:

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

Quanto odio scorre sotto questo cielo.
Un saluto

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