giovedì 15 gennaio 2009

CRISI E RIMEDI


Il blog Sussurri obliqui ha commentato il mio ultimo post, non trovandosi d’accordo sull’affermazione finale.
Insisto nell’affermare che non abbiamo ancora toccato il fondo.
La storia insegna che non c’è limite al peggio.
Già alcuni anni fa ero solito dire, nei classici discorsi tra amici,:” Ci vorrebbe una bella crisi per far comprendere che è ora di cambiare modo di pensare e stile di vita.”
Non siamo ancora giunti a quel punto.
Se posso usare una metafora, penso che stiamo solo leggendo la prefazione di un libro intitolato “CRISI”.

opera di Ben Heine


Non è pessimismo o catastrofismo, è solo realismo. Non mi faccio illusioni, ma solo quando saremo col sedere per terra, (probabilmente verso l’inverno prossimo) inizierà a balenare nella testa di tutti (anche di quelli che non hanno finora compreso o che sperano nel miracolo di San Silvio) che
-i guasti causati da una finanza canaglia,
-i guasti causati da una continua affannosa ricerca della crescita del PIL,
-i guasti causati da un modo di vivere insensatamente proteso a danneggiare la MaterTerra che ci ospita,
-i guasti causati da una sub-cultura materialistica che ha irretito le nostre coscienze,
vanno rimediati con una rivoluzione molecolare (interiore) e sociale che dovrà necessariamente portare ad un nuovo modello di vita più rispettoso per tutti noi umani e per la Terra stessa.
Le aspettative e i sogni che Europa e America hanno di fronte alla crisi sono diversi. Secondo
Jeremy Rifkin, mentre “… il sogno dell’Unione Europea si basa sulla qualità della vita” quello americano “ si fonda sull’opportunità individuale. Qualità della vita significa più impegno comune, ricerca di un equilibrio tra il modello sociale e quello di mercato. Ma non basta: richiede anche procedure più efficienti e ottimizzate, così che si possano controllare gli eccessi del mercato per essere sicuri che nessuno resti indietro e che i frutti siano distribuiti equamente.”
Insomma più attenzione ai diritti sociali ed umani, ricerca di uno sviluppo sostenibile e di iniziative di protezione ambientale devono essere al cento del tavolo, attorno al quale devono sedere il capitale pubblico, il capitale privato e il capitale sociale.
Occorre voltare pagina,
-smettere di considerarci superiori rispetto a culture diverse dalla nostra,
-smettere di sfruttare le risorse altrui per il solo nostro cieco interesse,
-smettere di abbattere le foreste tropicali,
-smettere di ricoprire di cemento le pianure,
-smettere di scaricare rifiuti tossici su terreni agricoli,
-smettere di sprecare risorse naturali come l’acqua.
Edmondo Berselli, d’altro canto, fa presente che “la crisi non conosce sfumature. Non si limita a ripulire le inefficienze. Non è l’igiene dell’economia. Perché minaccia di spazzar via tutti, i cattivi e i buoni, gli inefficienti e gli efficienti, i non competitivi e i competitivi. …… la metamorfosi economica mondiale assume fattezze catastrofiche. Quale senso ha un sistema economico che non contiene un principio di giustizia, che non distingue, che fa a pezzi sia gli acrobati della finanza come Madoff sia i protagonisti dell’intelligenza applicata alle tecniche di produzione e ai prodotti?
Il principio di sobrietà, con tutto ciò che esso comporta, sarà allora la sola via di uscita da un secolo di stupidario generalizzato. Una sobrietà che va vissuta non solo nella vita quotidiana, nelle piccole cose di tutti i giorni, ma in special modo nella ratio mentis, nei propositi di vita e di sviluppo.
E per sviluppo non dobbiamo intendere quello materiale di cianfrusaglie inutili per il vivere e dannose per la salute cerebrale, ma proprio lo sviluppo o meglio la riscoperta degli antichi valori etici e morali che soli possono dare la possibilità di un futuro alla nostra intera società umana.

Senza di essi ci ritroveremo adagiati nell’abbruttimento di meri animali.






1 commento:

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

Hai ragione, il peggio deve ancora assolutamente arrivare. Questa è solo la prefazione.
Svegliarsi o soccombere sono le alternative.
Un caro saluto.

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