lunedì 16 luglio 2012

MIGLIAIA DI SGOMBERI FORZATI IN AFRICA

Se ne parla al Giffoni Film Festival

Rinnovo urbanistico”: un’espressione neutra, se non di segno positivo, dietro la quale si cela tuttavia un cruento programma di sgomberi forzati che rischia di interessare da 200.000 fino a 500.000 abitanti di Port Harcourt, capitale dello stato di Rivers, in Nigeria.

A woman draws water from a well at Hopley Farm, a  settlement on the outskirts of Harare, Zimbabwe, 24 March 2010.
Hopley was created under Operation Garikai in 2005 for people who lost their homes in Operation Muarambatsvina.
Thousands of people have lived for more than five years in Hopley settlement in makeshift plastic shacks, with little or no access to basic services such as water, sanitation, education and health care.

Quando il “rinnovo urbanistico” sarà concluso, secondo i piani del governatore dello stato di Rivers, Rotimi Amaechi, tutti gli insediamenti cresciuti lungo le 40 banchine del porto della capitale saranno stati demoliti.
Il 27 giugno è stata la volta di Abonnema Wharf, che negli ultimi anni aveva accolto anche la popolazione sgomberata dall’insediamento di Njemanze. Dopo cinque giorni di intenso lavoro di bulldozer, Abonnema Wharf è stato raso completamente al suolo. A molti abitanti non è stato dato neanche il tempo di raccogliere i loro beni personali, che sono rimasti tra le macerie. Ingenuamente, avevano pensato che la cosa non li riguardasse e si erano fidati della dichiarazione del governatorato, secondo cui sarebbero state distrutte solo le abitazioni di persone coinvolte in un recente scontro a fuoco tra bande rivali.

clip_image001[4]Abonnema Wharf

In assenza di censimenti ufficiali, le organizzazioni per i diritti umani stimano che tra 10.000 e 20.000 persone abbiano perso la casa. Qualche proprietario è stato risarcito, ma la stragrande maggioranza della popolazione, composta da affittuari, non ha ricevuto niente.
Così come in Nigeria, gli sgomberi forzati colpiscono le popolazioni di altri paesi africani. Ad esempio lo Zimbabwe, dove a sei anni dall’Operazione Murambatsvina, con la quale vennero distrutte 92.460 abitazioni e 700.000 abitanti furono lasciati senza casa, ancora le persone vivono in baracche e strutture inadeguate, senza i servizi di base.
E proprio chi abita negli insediamenti abitativi precari, come circa la metà della popolazione di Nairobi, in Kenya, dove due milioni di persone sono stipati sull’uno per cento del territorio cittadino, è costretto a convivere con la paura di essere sgomberato, perché spesso non ha il permesso formale per vivere nella casa in  cui abita.
Gli sgomberi forzati in Africa saranno al centro della partecipazione di Amnesty International Italia, per il nono anno consecutivo, al Giffoni Film Festival, giunto alla sua 42ma edizione, il cui tema centrale è la “felicità”.
Quella felicità, diritto fondamentale, negato dagli sgomberi forzati, che distruggono la vita delle persone privandole delle loro case, ma anche dei loro beni, del lavoro, del diritto all’istruzione suscitando deprivazione, insicurezza, esclusione, impotenza.
Durante il Giffoni Film Festival gli attivisti di Amnesty International Italia saranno presenti con un punto informativo dove si potrà prendere parte alle azioni proposte, ricevere materiale sulle campagne e partecipare alle molteplici attività quotidiane rivolte a bambine/i e ragazze/i.
Anche quest’anno Amnesty International Italia consegnerà il premio “Amnesty Giffoni Film Festival” al lungometraggio che meglio affronta e rappresenta il tema dei diritti umani e il premio “Amnesty Corto Giffoni Film Festival” nell’ambito della sezione cortometraggi, dove l’organizzazione è presente con una categoria dedicata.
Fonte

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