venerdì 2 ottobre 2009

CIVILTÀ CONTADINA

Ecco un racconto tratto da un libro:

... Nel giorno stabilito per la trebbiatura del grano, si andava nei campi con i bovi e il carro per prendere i moncelli e portarli all’aia; non si faceva prima per il rischio di incendio. A trebbiare eravamo una trentina di persone, anche quaranta, perché c’era tanto lavoro e una volta che la trebbiatrice era partita non si fermava più. Si scioglievano le manne e si buttavano dentro la macchina, poi il grano usciva da dietro e bisognava riempire i sacchi.

aratura-con-buoi

Metà erano per noi e metà per il padrone… La paglia usciva separatamente e con quella si faceva il pagliaio. Poi c’era la lolla, quella parte della spiga che sta intorno al chicco: quello si raccoglieva col rastrello e si metteva nel lollaiolo, una specie di pagliaio con delle canne intorno e un coperchio di scope; serviva per dare alle pecore d’inverno. Il pagliolo, invece, era la foglia del grano e anche quello si metteva da parte per mettere nel segato delle bestie. Non aveva molto potere nutritivo: se si vedeva una bestia un po’ magra si diceva al contadino: «Come l’hai svernato, con il pagliaiolo?»

Per battere il grano ci voleva parecchia manodopera, ma quella si trovava facilmente. Molti braccianti erano disposti ad aiutare, ma non per un compenso: chi li aveva i soldi per pagarli? Venivano solo per poter partecipare al pranzo, che le massaie preparavano mentre gli uomini lavoravano.
A casa nostra era un pranzo sostanzioso, perché dopo tutta quella fatica ci veniva una fame da lupi. Per darci più energia le donne compravano spesso del tonno e delle acciughe, cose che non ci potevamo permettere ogni giorno, allora le apprezzavamo ancora di più.

la falciatura

Questo mi ricorda del famoso gallo del Soldani.
Una volta il grano si batteva ancora a mano e due braccianti andarono da questo Soldani per partecipare al lavoro. A mezzogiorno il gallo del Soldani montò su un muretto e cantò: «Chicchirichì!» Il Soldani alzò il capo e disse: «Canta oggi, domani ‘un tu canti!» Poi si misero tutti a mangiare. A dire la verità dal Soldani il pranzo era misero, solo un po’ di panzanella, ma i braccianti dissero fra di loro: «Domani, però, torniamo, perché il Soldani ammazza il gallo e faremo un bel banchetto».

Così il giorno seguente i due braccianti tornarono a battere il grano nel podere del Soldani, ma il gallo era sempre vivo! A mezzogiorno salì di nuovo sul muretto per cantare e il Soldani ripeté le parole del giorno prima: «Canta oggi, domani ‘un tu canti!» A queste parole uno dei braccianti si rivolse al Soldani e disse: «O Soldani, anche te il grano battilo oggi, perché domani con noi ‘un tu lo batti!»

civiltà contadina

Noi almeno avevamo la trebbiatrice. Si lavorava per tre o quattro ore, il tempo che ci voleva per trebbiare il grano di un podere medio. Se ti toccava il primo turno cominciavi alle tre e mezzo di mattina, ma spesso ti toccava lavorare nelle ore più calde. Era molto faticoso per il chiasso, il caldo e la polvere. Le donne non partecipavano perché dovevano fare da mangiare per tutte quelle persone. Non finiva lì, perché dopo la trebbiatura a casa nostra bisognava andare a aiutare in tutti gli altri poderi della zona, una trentina in tutto.

Così i contadini si aiutavano fra di loro, perché era impossibile fare da sé. Con i vestiti pesanti di allora quanto si sudava…! Poi era impensabile levarsi la camicia come si farebbe oggigiorno. Eppure era divertente, si urlava, si cantava, si scherzava e poi si mangiava tutti insieme e c’era molta allegria.
Questo andava avanti tutto il mese di luglio, entro agosto era quasi sempre finito.

pianura reno

Quando portavamo il nostro grano in casa, vuotavamo i sacchi per terra in una stanza asciutta. Poi bisognava medicarlo con il solfurio, se no ci andavano i farfallini. Si metteva una canna al centro del mucchio e ci si versava il solfurio e poi si chiudevano le finestre e la porta. Così il grano non si guastava. Certo, era una bella soddisfazione aver finito la raccolta e con tutto quel grano ci si sentiva pronti per affrontare il prossimo inverno.....

Ed ecco il libro:

Il libro di Pietro
di Pietro Pinti
Terra Nuova Edizioni

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