lunedì 16 febbraio 2009

IL CIMITERO DEI VIVI

Il rapporto con la morte nelle culture asiatiche è diverso da quello, più timoroso e da evitare, dell'Occidente. Ma una scena pittoresca come quella del cimitero Xom Nghia Trang, alla periferia occidentale di Ho Chi Minh City, colpisce comunque: nell'enorme distesa di lapidi di colore sgargiante, uno spazio che si nota anche decollando dall'aeroporto della capitale economica vietnamita, centinaia di persone conducono la loro vita come se niente fosse. Case, panni da lavare, pollame, amache stese, donne che chiacchierano, bambini che giocano e pasti comuni consumati in allegria tra le tombe. Gente povera, certo, ma non ai limiti dell'indigenza. E tra le lapidi, sia buddiste sia cattoliche, i motorini sfrecciano come in tutto il Vietnam. Una città nella città, dove vita e morte coabitano ogni giorno.



Ho Chi Minh City, Vietnam, 02/02/2009: Alessandro Ursic

3 commenti:

Riverinflood ha detto...

Eccessivamente un altro modo di intendere la società umana.

Vincenzo Cucinotta ha detto...

Io vorrei dire: e meno male. Meno male che la nostra cultura occidentale così pervasiva da avere globalizzato il cervello dell’intera umanità, incontri ancora delle sacche di resistenza. Il pluralismo culturale va preservato così come la variabilità genetica. Del resto, soltanto una civiltà che ha paura della morte come quella occidentale, tanto da fare del prolungamento massimo della vita il massimo obiettivo, potrebbe temere di passare tra le tombe nella vita di ogni giorno. A presto, Enzo

Donna Cannone ha detto...

Le testimonianze di questi modi diversissimi di intendere la vita (e la morte) sono fra quanto di più affascinante si possa conoscere.
Hai proprio messo a fuoco una delle maggiori contorsioni e contraddizioni del nostro mondo. Non so voi, ma io trovo sulla mia pelle e sulla mia ciccia che abbia un peso enorme e soffocante, ma non riesco a strapparmelo di dosso

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